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Debito globale: il nuovo vincolo strutturale per Europa e mercati
Cosa è successo?
Il debito pubblico globale ha superato i 100.000 miliardi di dollari, avvicinandosi al 100% del PIL mondiale, spinto da crisi successive: finanziaria, pandemica ed energetica. Secondo Goldman Sachs Asset Management, il contesto attuale rende difficili le tradizionali vie d’uscita: tassi molto più bassi sono improbabili per via di un’inflazione strutturalmente più alta; la crescita potrebbe aiutare, ma i benefici di AI e produttività richiedono tempo; il consolidamento fiscale resta politicamente complesso, soprattutto in Europa.
Perché è importante?
Per i mercati sviluppati il problema non è solo il livello del debito, ma il ritorno di un “term premium” più alto: gli investitori chiedono rendimenti maggiori per detenere titoli a lunga scadenza. In Europa emergono nuove linee di frattura: la Francia è sempre più osservata dai mercati, con rendimenti decennali allineati a quelli italiani, mentre la Germania resta relativamente solida ma con crescita strutturalmente debole. Questo cambia il costo del capitale per Stati e imprese e aumenta la volatilità finanziaria.
E adesso?
Lo scenario più probabile è una fase prolungata di debito elevato e deficit persistenti. Per l’Europa significa rafforzare credibilità fiscale, coordinare politiche industriali e usare in modo mirato strumenti come il Transmission Protection Instrument della BCE. Per investitori e policy maker, la parola chiave diventa gestione attiva del rischio: distinguere tra Paesi, scadenze e politiche, evitando approcci uniformi in un contesto sempre più frammentato.