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Dal 14% al 20% di manifattura Ue entro il 2035, ma i 409 mld per ricerca e industria sono ancora in negoziato

Cos’è successo
Il Consiglio Competitività vuole usare l'Industrial Accelerator Act, proposta della Commissione il 4 marzo, per riportare la manifattura al 20% del PIL Ue entro il 2035 rispetto al 14,3% del 2024.Gli strumenti proposti sono principalmente regolatori, non finanziari e contengono la preferenza "Made in EU" negli appalti, controlli FDI e semplificazione autorizzativa.
La stessa settimana il Consiglio Affari Generali aveva discusso il MFF 2028-2034, da cui dipende il Fondo Competitività: 234,3 miliardi che, con Horizon Europe (175 mld), formano un pacchetto da 409.
Perché conta
Il piano presenta un rischio di sequenza: l'Ue regola la domanda europea prima ancora di aver finanziato l'offerta che dovrebbe soddisfarla. Gli appalti pubblici Ue valgono oltre 2.000 miliardi, pari al 14% del PIL, e l'IAA ne vincola una quota a "Made in EU" e a low-carbon, il che aumenta i costi nel breve termine.
- L'Italia è tra i Paesi Ue più esposti da questo punto di vista: il manifatturiero vale il 15% del PIL ma è più esposto alle forniture estere di Germania, Cina e USA (Istat 2025);
- La preferenza "Made in EU" scatta dal 2029: per gli EV con fondi pubblici il 70% dei componenti (batteria esclusa) dovrà essere europeo. I controlli FDI si attivano sopra i 100 milioni nei settori dove un singolo paese terzo supera il 40% della capacità globale: mirano difatti alla Cina che domina su batterie, fotovoltaico e materie prime critiche;
- Il Fondo vale 234,3 miliardi ma accorpa 14 programmi: l'aumento reale del MFF è di 0,02 punti di RNL, e il pacchetto competitività pesa il 21% del bilancio UE. Germania e frugali resistono a un'espansione del bilancio, lasciando aperto un compromesso che ne svuoti la dotazione industriale;
- Sì, ma l'acciaio italiano non è escluso: dal 2029 almeno il 25% di acciaio e alluminio negli appalti dovrà essere a basse emissioni, e oltre l'85% di quello italiano è da forno elettrico (sotto 0,7 t CO₂/t contro 1,5 di media globale). Il vantaggio per l'italia viene dalla decarbonizzazione, non dal local content.
Adesso
- Giugno-luglio 2026: il Consiglio Competitività definirà il perimetro settoriale. La spinta italiana sugli elettrodomestici (crisi Electrolux, ~1.719 esuberi) e il pressing di Federacciai sono i test su quali filiere accedono alla preferenza dal 2029; in gioco anche l'emendamento Cavedagna su moda e agroalimentare;
- Fine 2026: serve vedere se il Consiglio UE riesche a chiudere l'accordo politico sull'MFF. Qui si decide se il Fondo mantiene una dotazione industriale reale o viene svuotato dal compromesso dai Paesi frugali — e se l'Italia può finanziare il salto verso l'acciaio verde;
- 2029 e oltre: verificare se i controlli FDI scoraggiano gli investimenti cinesi sul suolo europeo — le gigafactory in Ungheria e Spagna — senza che il Fondo abbia finanziato un'alternativa interna. Lì si saprà se la chiusura del mercato genera autonomia o solo costi più alti e dipendenza prolungata.