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Crosetto conferma lo spostamento di 500 militari in Arabia Saudita ma assicura che non si tratta di una nuova missione

Cos’è successo
Nell'audizione di oggi davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che in Arabia Saudita operano circa 500 militari italiani, divisi in una task force air e una land. Sono stati spostati nel regno arabo dall'Iraq e dal Kuwait, dove non erano più impiegabili. Il ministro ha negato che si tratti di una nuova missione: è, ha detto, il riposizionamento di capacità già autorizzate nell'ambito dell'operazione Inherent Resolve, la coalizione a guida americana creata per combattere lo Stato Islamico, effettuato ai sensi del principio di interoperabilità introdotto dalla legge 168 del 2024 e "annunciato e discusso in tutte le sedi parlamentari previste". La scelta di Riad, ha spiegato il titolare della Difesa, è stata ritenuta la più opportuna dallo Stato Maggiore della Difesa. Si tratta di un Paese partner che chiede aiuto per difendersi dagli attacchi, con cui l'Italia ha firmato nel gennaio 2025 un accordo di partnership strategica, e del maggior produttore di petrolio dell'area.
Crosetto ha poi ricostruito l'attacco degli Houthi alla base di Ta'if del 18 settembre, in cui è stato colpito anche un F-2000 italiano: la sicurezza dei militari, ha detto, non è stata intaccata, e i ribelli yemeniti hanno dichiarato di non considerarsi in guerra con l'Italia. Sono state rafforzate le misure di protezione, con la cosiddetta protezione dinamica degli aerei, alcuni dei quali sono stati riportati in Italia. Il ministro ha ribadito che mandato e finalità del dispiegamento italiano in Medio Oriente restano gli stessi, mentre le modalità operative devono adattarsi alla minaccia, con una postura "assolutamente difensiva".
Perché conta
- Crosetto ha richiamato la scheda numero 4 della relazione analitica sulle missioni internazionali, che a suo dire comprende l'Arabia Saudita. Le opposizioni (Pd, M5S e Avs) sostengono invece che nella delibera di proroga i ridispiegamenti fossero autorizzati verso Emirati, Kuwait, Bahrein e Qatar, e che il governo abbia forzato le regole. Secondo le ricostruzioni di stampa, nella scheda pubblicata compare la dicitura generica "Golfo Arabico" e non l'Arabia Saudita;
- La legge 168 del 2024 ha modificato la legge quadro sulle missioni internazionali, la 145 del 2016. Il principio di interoperabilità consente di impiegare assetti di una missione in un'altra, purché nella stessa area o in schede espressamente affini, con il vaglio del Parlamento "a monte" e un'attuazione rapida quando serve. Non toglie al Parlamento il voto, ma lo anticipa: la decisione di muovere gli assetti spetta poi al governo e alla Difesa, senza nuova autorizzazione;
- In gran parte la questione dipende da cosa copra la scheda approvata dalle Camere: se l'Arabia Saudita era compresa, non c'è una nuova missione e il governo, come sostiene Crosetto. Se non lo era, secondo le opposizioni, serviva una nuova deliberazione.
Adesso
- Crosetto ha aperto al confronto con il Parlamento proprio sull'interoperabilità, tema su cui la discussione politica resta aperta;
- Ha chiesto all'Ue un rafforzamento della missione Aspides nel Mar Rosso: il 18 settembre ha scritto all'alto rappresentante Kaja Kallas, che il 29 settembre a Roma gli ha detto di contare sull'adesione di altre due, probabilmente tre, nazioni con assetti navali;
- La crisi di Hormuz e di Bab el-Mandeb è uno shock anche sul piano operativo: è lecito attendersi che governi e strutture militari rivedano l'iter e la rapidità con cui si prendono le decisioni operative, anche per scenari futuri, bilanciando flessibilità e controllo parlamentare.