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Sulla pace in Ucraina restano 4 nodi aperti prima dell'incontro ad Abu Dhabi il 10 novembre

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Sulla pace in Ucraina restano 4 nodi aperti prima dell'incontro ad Abu Dhabi il 10 novembre

Cos’è successo

Sotto la rinnovata pressione del presidente americano Donald Trump, Kyiv e Mosca si preparano a inviare le proprie squadre negoziali ad Abu Dhabi, per un incontro a tre con funzionari statunitensi fissato per il 10 novembre. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky vorrebbe che l’agenda partisse da passi concreti di de-escalation — scambi di prigionieri, cessate il fuoco su infrastrutture energetiche e nel Mar Nero — prima ancora di discutere il formato di un eventuale vertice a tre tra Trump, Zelensky e Putin.

Ma l'incontro di preparazione previsto questa settimana a Bruxelles è già saltato: gli americani lo hanno rinviato, “apparentemente per gli sviluppi in Medio Oriente”, come ha confermato lo stesso Zelensky martedì, “l’incontro di Abu Dhabi ora dipende dalla parte americana”.

Perché conta

  • Il territorio resta la questione più delicata: per Zelensky, tracciare confini — anche temporanei — può essere deciso solo a livello di capi di Stato, “nessun altro ha l’autorità per farlo”. In passato Kyiv aveva comunque accettato di discutere, come compromesso, l’idea di una zona cuscinetto smilitarizzata su entrambi i lati della linea di contatto nel Donbass, un’ipotesi riproposta anche per altre aree del Paese e ridiscussa con gli americani nelle ultime settimane;
  • L’Europa chiede un posto al tavolo, ma non sa chi debba occuparlo: i governi europei rivendicano un ruolo nei negoziati — anche perché sono loro, ormai, a fornire gran parte del sostegno finanziario e militare a Kyiv, dopo che Trump ha interrotto gli aiuti Usa nel 2025 — ma senza indicazioni chiare da Bruxelles, alcuni leader hanno agito di propria iniziativa. La telefonata di 90 minuti tra il presidente finlandese Alexander Stubb, il premier norvegese Jonas Gahr Støre e Putin è stata vista male da diversi governi, tra cui Danimarca, Italia, Svezia e Lituania — un diplomatico anonimo ha commentato: “ci sono troppi uomini di mezza età che vogliono finire sui libri di storia per aver risolto questa guerra”. Mosca ha definito la chiamata priva di sostanza, prevedendo anzi un’ulteriore “escalation” del conflitto;
  • Il nodo delle garanzie di sicurezza divide anche nella forma: Zelensky non accetterà nulla che lasci l’Ucraina vulnerabile a un attacco futuro, mentre Putin chiederà a sua volta garanzie per la Russia, incluso un possibile limite — o persino un’inversione — della presenza NATO nella regione. La Coalition of the Willing (oltre 30 Paesi guidati da Francia, Regno Unito e Germania) ha già preparato proposte dettagliate in coordinamento con gli Usa quasi un anno fa, ma Kyiv esplora anche garanzie bilaterali dirette con Washington, che non richiederebbero il coinvolgimento europeo.

Adesso

  • Tutto dipende da quanto a lungo Trump resterà concentrato sull’Ucraina: la guerra con l’Iran aveva già fermato i progressi per mesi in primavera, e una nuova escalation mediorientale rischia di spingere di nuovo il dossier ucraino in secondo piano;
  • L’incontro di Bruxelles propedeutico ad Abu Dhabi, previsto questa settimana, è già saltato per questo motivo;
    Anche la ricostruzione post-bellica dovrà coinvolgere l’Europa, secondo Zelensky — un “Piano Marshall” per l’Ucraina che si intreccia inevitabilmente con il tema delle garanzie di sicurezza e del sostegno finanziario di lungo periodo;
  • In Europa prevale lo scetticismo su Putin: i diplomatici ritengono che stia solo guadagnando tempo, sperando che l’Ucraina si indebolisca durante l’inverno e che l’Europa si stanchi di pagare il conto della guerra. Per questo i leader Ue puntano a rafforzare sostegno finanziario, aiuti militari e sanzioni — il tema sarà discusso al vertice di Bruxelles del 26 novembre.

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