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Consiglio Ue approva le norme su investimenti e autorizzazioni veloci sbloccando 2 pilastri su 3 del pacchetto difesa da 800 mld

Cos’è successo
Il Consiglio dell'Ue ha raggiunto un'intesa provvisoria su investimenti e permessi del pacchetto difesa, portato portato avanti i negoziati sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il periodo 2028-2034 ampliato le sanzioni contro l'Iran per le azioni nello Stretto di Hormuz.
Il numero che conta è 60 giorni: il nuovo benchmark per autorizzare progetti di difesa, rispetto a tempi che oggi durano anni. Il Defence Readiness Omnibus, pacchetto legislativo dell'Unione europea progettato per snellire la burocrazia, modificare le regole del mercato unico e accelerare drasticamente la produzione militare e la prontezza difensiva dell'Europa, prevede sportelli unici nazionali, semplificazione del Fondo europeo per la difesa e incentivi agli acquisti congiunti. Ma investimenti e permessi sono solo una parte: il capitolo su appalti e trasferimenti dell'equipaggiamento intra-Ue resta in negoziato.
Perché conta
Il Consiglio Ue ha sbloccato due dossier fondamentali per quanto riguarda la difesa, Ue ma tutto dipende dal terzo tassello, gli appalti e i trasferimenti di equipaggiamento militare intra-Ue. Questi punti sono fondamentali per garantire un vero mercato unico della difesa e ridurre la dipendenza degli approvvigionamenti dagli Stati Uniti.
- Per l'industria italiana il punto non è "più Europa", ma quale Europa: se le soglie restano restrittive, il vantaggio si concentra sui grandi prime contractor e sulle filiere già integrate, non sulle Pmi;
- Il costo dell'autonomia non è astratto: la Commissione stima in circa 800 miliardi di euro gli investimenti da mobilitare, e l'intesa sui due pilastri vale solo se il terzo si chiude entro fine giugno, prima della fine della presidenza cipriota del Consiglio Ue;
- Il blocco è strutturale: sovranità contro integrazione, la tensione che da vent'anni frena il consolidamento degli appalti. Francia e Polonia divergono sui criteri di contenuto europeo, e nessuno Stato cede alla Commissione la facoltà di classificare un prodotto come "sensibile";
- Sì, le sanzioni sull'Iran per la crisi di Hormuz alzano la pressione politica, ma non sciolgono la frattura sul terzo pilastro; e se le regole d'accesso restano strette, "più difesa europea" premia i prime contractor, non Pmi e fornitori più piccoli.
Adesso
- Entro fine giugno: la questione è se la Presidenza cipriota riuscirà a chiudere le contrattazioni sul terzo pilastro. Le soglie da guardare sono la definizione di "contenuto europeo" negli acquisti congiunti e il minimo di tre Stati membri che decide se la subfornitura italiana entra tra i beneficiari o resta fuori;
- Autunno 2026: la contrattazione del Qfp riparte dopo il Consiglio Affari generali del 26 maggio. Le ricostruzioni parlano di un Fondo europeo per la competitività da circa 409 miliardi di euro (proposta, non definitivo) con un capitolo difesa-spazio: la quota destinata ai programmi cooperativi, anziché ai contratti bilaterali, dirà se Leonardo e le Pmi di Campania, Lazio e Piemonte accedono ai meccanismi Ue;
- 2027-2028: per l'Italia il rischio Hormuz non è teorico — circa il 21% delle importazioni di oil and gas passa da rotte che attraversano lo Stretto. Da seguire se operazioni navali UE e designazioni Iran-Hormuz vi incidono, e se questo accelera il capitolo autonomia energetica nel Qfp.