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Con un impianto da 1,75 miliardi, la Russia trasforma in un mese lo Shahed iraniano nel Geran portando la testata da 60 a quasi 100 kg

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Con un impianto da 1,75 miliardi, la Russia trasforma in un mese lo Shahed iraniano nel Geran portando la testata da 60 a quasi 100 kg

Cos’è successo

Un rapporto del Center for Strategic and International Studies di Washington ("From Shahed to Geran") ha studiato i droni usati dalla Russia, e in particolare il Geran. Questo nasce da un drone sviluppato dall'Iran (a sua volta un'imitazione dell'israeliano Harpy), lo Shahed-136, poi usato dagli Houthi a partire dal 2019, e imitato sia dagli USA, con il LUCAS, e dalla Cina con il Feilong-300D. Mosca però è stata capace di padroneggiare questo strumento.

La Russia ha ricevuto primo lotto di Shahed dall'Iran a metà agosto 2022. Neppure un mese dopo, le forze russe hanno impiegato primo Geran-2 M, vicino a Kupiansk, grazie ad un accordo da 1,75 miliardi di dollari per creare un sito produttivo ad Alabuga (Tatarstan). Il Geran non è però una copia statica dello Shahed: il Geran ha infatti visto aumentare esponenzialmente capacità e performance grazie a miglioramenti e adattamenti nella navigazione (ora porta fino a 16 antenne), comunicazioni (da fire-and-forget a modem 4G), testate (da 60k penetranti a incendiarie e termobariche fino a quasi 100kg) e carichi ausiliari (da mine a FPV sganciati in volo) e propulsion (da motori iraniani a turbojet che hanno permesso di arrivare fino a 600km di velocità)

Perché conta

Lo studio merita attenzione non tanto per gli sviluppi tecnici del Geran, ma per il processo che evidenzia: si è passati da un modello militari che contemplava grandi investimenti in R&D iniziali per poi produrre sistemi avanzati in cicli di vita pluriennali o addirittura decennali ad uno nel quale il ciclo dell'innovazione dura mesi, se non settimane.

  • Il modello russo-ucraino non ha rivoluzionato la guerra nè rappresenta una novità: sia la seconda che la prima guerra mondiale hanno osservato dinamiche analoghe. Il ritorno a questo modello rappresenta però una rottura importante;
  • Di fronte a questo modello caratterizzato da un ridotto ciclo dell'innovazione, i Paesi occidentali hanno due opzioni: per neutralizzare le capacità avversarie, questi possono fare enormi investimenti di R&D per raggiungere superiorità tecnologica ineguagliabile oppure investire nella capacità di adattamento per sconfiggere l'avversario tramite velocità e flessibilità.

Adesso

  • Per attori come l'Ucraina, non c'è molta possibilità di scelta: bisogna costantemente investire e innovatare per battere sul tempo e con flessibilità le superiori capacità avversarie, offensive (Geran) o difensive (difesa anti-aerea). Ciò significa però possedere capacità industriali e competenze tecniche in molteplici ambiti, tra cui guerra elettronica, cyber, difese anti-aeree, software -- oltre a organizzazioni dinamiche e piene di intraprendenza individuale.
  • Gli Stati Uniti, con il LUCAS, sono entrati in questo modello di innovazione rapida tramite prototipizzzazione e iterizzazione. Questo rimane, però, un caso abbastanza isolato anche se l'amministrazione Trump vorrebbe espanderlo ad altri ambiti. L'Europa ha alcuni casi, come Helsing (Germania) e Stark (UK) che vogliono riproporre il modello di innovazione rapida, ma sono dimensionalmente più ridotti e qualitativamente più isolati;
  • Più ampio è il dilemma per i Paesi occidentali, se abbandonare totalmente il modello tradizionale o mantenere ridotta l'innovazione rapida: questa scelta, implicita o esplicita, guiderà il riarmo europeo.

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