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Con munizioni e logistica insufficienti, la Francia non reggerebbe più di 3 giorni di guerra ad alta intensità

Cos’è successo
La rivista francese Science & Vie ha pubblicato un’inchiesta sulla tenuta della Francia in caso di una guerra ad alta intensità. Partendo da una stima del centro studi francese IFRI, l’Armée de l’Air (l'aeronautica francese), nonostante i suoi caccia-bombardieri Rafale (di altissimo livello), soffre di “vulnerabilità significative” e non riuscirebbe a continuare lo sforzo bellico più di tre giorni. Un rapporto della commissione Difesa dell’Assemblea nazionale francese del 2023 parlava già di scorte nazionali esauribili in poche settimane.
Non è un problema di piattaforme di punta. Quando si guarda al numero di carri armati, navi da guerra e aerei da combattimento, le forze europee sono complessivamente all’altezza della Russia e compensano l’inferiorità numerica con tecnologia e addestramento nettamente superiori. Il problema è altrove: la logistica è calibrata al minimo da decenni. In particolare, munizioni, camion, trasporto, manutenzione, sanità, raccolta informativa, difesa anti-aerea e guerra elettronica non sono sufficienti. Tra il 2012 e il 2017 la Francia produceva in media 500 obici da 155 mm l’anno, mentre l’Ucraina, oggi, ne spara fino a 8.000 al giorno; solo nel 2024 Parigi ha alzato l’obiettivo a 100.000, un numero comunque insufficiente. Ciononostante, l’industria della difesa francese lavorerebbe al 91% di capacità (dati del 2024) e dunque non potrebbe aumentare la produzione significativamente di più.
Perché conta
Il problema, ben noto agli esperti, è semplice: avere un caccia-bombardiere eccellente non equivale a poter sostenere e vincere una campagna militare. I quotidiani e i politici parlano di piattaforme, ma le piattaforme hanno bisogno di scorte e supporto che, ad oggi, manca.
- Senza munizioni, pezzi di ricambio, sensori e abilitatori (trasporto e raccolta informativa), i Rafale restano letteralmente una "vetrina" per pochi giorni di combattimento;
- L’Europa, nello studio citato, ha quindi “un po’ di tutto e tanto di niente”: sei costruttori di carri armati e tre motoristi aeronautici, ma nessuna massa critica per nuove linee di produzione. Di conseguenza, in caso di crisi, un aumento importante della produzione è pressochè impossibile.
Adesso
- Secondo lo studio, è necessario concentrare la domanda, facendo ordini aggregati a livello europeo per dare una spinta agli investimenti e tagliare i costi. Alcuni esempi positivi ci sono già stati come l'ordine di 700 Aster-15/30 (missile anti-aria) da parte di Francia, Italia e UK che ha permesso al consorzio produttivo, MBDA, di ridurre i tempi da 42 a meno di 18 mesi;
- Le capitali europee, insieme a Bruxelles, dovranno contemporaneamente salire di gamma su alcuni sistemi e moltiplicare le quantità su altri, aprendo nuove fabbriche invece di saturare quelle esistenti;
- La sfida nascosta per l'Europa è la ricerca e sviluppo, bassisssima rispetto agli USA: rispetto ai 150-180 miliardi di dollari che Washington spende ogni anni in RDTE, l'Europa ne spende circa un decimo. Senza aumentare quella massa, è impossibile tenere testa alla competizione tecnologica in atto. Ma per aumentare la quota di RDTE, è necessario aumentare la spesa o efficientizzare quella esistente. Con debiti pubblici e interessi sul debito alle stelle, la prima opzione è scartata a priori.