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Con la BCE che alza i tassi al 2,25% per la prima volta dal 2023, l'Italia deve rinnovare 385 mld di debito pubblico nel momento peggiore

Cos’è successo
La BCE ha alzato i tassi per la prima volta dal settembre 2023 e ora l'eurozona rischia la stagflazione. Giovedì il deposito è stato aumentato dal 2,0% al 2,25% a seguito degli aumenti dei prezzi energetici dovuti allo shock della guerra in Iran, che ha portato l'inflazione dell'eurozona oltre il 3%.
A maggio i prezzi sono saliti del 3,2%, massimo da settembre 2023, con l'energia a +10,9% e il resto del paniere (core) al 2,5%: le pressioni sui prezzi si stanno espandendo oltre petrolio e gas. Francoforte ha rivisto al rialzo le proiezioni — 3,0% nel 2026, 2,3% nel 2027, 2,0% nel 2028 — e ha portato il rifinanziamento al 2,4% e il marginale al 2,65%, interrompendo il ciclo di allentamento avviato nel 2025.
Perché conta
Il nodo è il trade-off: la BCE entra in modalità anti-stagflazione. Il PIL dell'eurozona è sceso dello 0,2% nel primo trimestre 2026 (prima contrazione dal Q4 2024) mentre l'inflazione corre. Per l'Italia il canale più sensibile è quello obbligazionario: i rendimenti dei BTP erano già aumentati sulle attese di un rialzo, e il Tesoro si trova nella situazione dove deve rifinanziare una quantità di debito significativa (385 miliardi nel 2026) proprio mentre la crescita europea si indebolisce e i costi dei prestiti aumentano. La stretta della BCE è "assicurativa": le stime di Francoforte vedono l'inflazione di nuovo al 2,0% nel 2028, uno shock che sembra temporaneo ma serio da imporre una mossa preventiva.
- Stagflazione leggera in cifre: inflazione 3,2% e PIL -0,2% nel Q1 2026; la crescita 2026 è tagliata allo 0,9% (Survey of Professional Forecasters BCE), colpa dei rincari energetici della guerra in Iran;
- Il fronte falco: Isabel Schnabel ha avvertito che "il rischio di disancoraggio delle aspettative è in aumento" e prevede inflazione fino al 4% entro fine anno; persino Philip Lane, colomba, vede lo shock iraniano più ampio di quello ucraino;
- Sì, ma: solo il 40% delle aziende non finanziarie ha alzato o prevede di alzare i propri prezzi, la metà rispetto al 2022 (Reuters).Conta, ma la BCE guarda soprattutto agli effetti di secondo impatto e alla persistenza dei prezzi energetici.
Adesso
- I mercati prezzavano altri rialzi già prima della decisione: la mossa non sorprende. Société Générale parla di "due rialzi quest'anno come minimo", con il prossimo atteso a settembre (probabilità ~50%); il pricing può partire a luglio, ma molti governatori aspetteranno le proiezioni di settembre;
- Il finale dipende da quanto le pressioni energetiche si espandono verso servizi e stipendi: lo stesso scenario avverso della BCE ammette che uno shock prolungato terrebbe l'inflazione ben sopra il target per tutto il 2026;
- Se i negoziati di pace in Iran si concludono e i costi dell'energia rientrano, la stretta di oggi può essere annullata; ma Schnabel non esclude un tasso del 4% prima di fine anno;