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Con l'8% di sconto Eni copre il 20% delle stazioni italiane, il conto è di 100 milioni al mese di mancati guadagni

Cos’è successo
Eni fissa un tetto ai prezzi sulla rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, per 30 giorni prorogabili a fine anno. Palazzo Chigi ringrazia mentre dimezza lo sconto sulle accise del gasolio, da 12,2 a 6,1 centesimi. Tra sussidio pubblico e tassa sugli extraprofitti si apre una terza via: il prezzo si contiene attraverso l'impresa controllata.
Il 27 settembre IP, della compagnia di Stato azera Socar, annuncia un tetto analogo, ancora senza un prezzo: le due reti possono coprire circa 8.500 stazioni, il 39% delle 22.000 italiane (Eni il 20%). Restano tre domande: perché Eni, se la misura funziona, chi ne sostiene il costo.
Perché conta
Il meccanismo meno ovvio riguarda la leva. Lo Stato detiene il 33% di Eni tramite CDP e MEF, ma la rinuncia al margine ricade in gran parte su azionisti privati: è plausibile che allo Stato costi meno di uno sconto fiscale equivalente, perché lo tocca solo tramite minori IVA, imposte e dividendi. Ed Eni è l'unica leva diretta: per IP il ministro degli Esteri si è rivolto al presidente di Socar, per Q8, secondo Repubblica, Palazzo Chigi ha avviato contatti con il Kuwait.
- Il tetto riduce il prezzo per le famiglie, non per chi trasporta le merci. Secondo Adusbef lo sconto vale 16,9 centesimi sulla benzina e 18,7 sul gasolio, circa l'8% sotto la media. Autotrasporto, agricoltura e pesca comprano però fuori rete, a prezzo pieno: Assotir non esclude lo sciopero, gli agricoltori scendono in strada;
- La sostenibilità dipende dai volumi, non dal prezzo. Il tetto tocca solo la rete, la parte minore delle vendite italiane di Eni: 5,54 milioni di tonnellate nel 2025, contro 8,22 fuori rete a prezzo di mercato. L'implicazione meno immediata: più clienti passano alla rete, più cresce la rinuncia. In Francia TotalEnergies ha visto volumi a +15% e un mancato guadagno di 250-300 milioni;
- Per gli azionisti privati il tetto è insieme un costo e un'assicurazione. Banca Akros stima il mancato guadagno in 100 milioni al mese, 300 fino a fine anno. Lo scambio è dichiarato: Tajani rivendica che il tetto ha evitato la tassa sugli extraprofitti, e gli analisti leggono così il mercato. Resta da vedere se la legge di bilancio lo conferma.
Adesso
- Breve termine (5-8 ottobre 2026): il 5 ottobre scade lo sconto sul gasolio, dal 6 scattano le accise mobili; l'8 il governo verifica con le raffinerie, al 77% della capacità contro il 99% del 2005, se possono produrre di più. Da seguire il prezzo di IP e l'eventuale adesione di Q8, che porterebbe il tetto oltre metà delle stazioni. L'esito determina se il tetto resta di pochi gruppi o diventa di filiera;
- Medio termine (22-27 ottobre 2026): il 22 ottobre il consiglio di Eni approva i conti del terzo trimestre e la seconda tranche del dividendo; intorno al 27 scade il tetto. Conta se la società quantifica il mancato guadagno e se proroga, perché il trimestre include solo tre giorni di tetto. Su questo si misura la tolleranza degli azionisti al costo;
- Lungo termine (legge di bilancio, entro dicembre 2026): la Manovra dirà se arriva un contributo sugli extra-profitti energetici. Se arriva, il tetto è stato un ponte e lo scambio salta; se non arriva, ne diventa il sostituto. Da qui dipende come gli investitori valutano il rischio politico delle quotate a controllo pubblico.