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Con i riscatti in calo del 5,1%, il Vita chiude il semestre con raccolta netta a 3,6 e riserve a 913 miliardi
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Cos’è successo
Nel primo semestre del 2026 il mercato vita italiano registra un saldo positivo di 3,6 miliardi di euro tra premi incassati e pagamenti per riscatti, scadenze, rendite e sinistri, contro i 2,9 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Lo indica l’ultimo ANIA Trends sui flussi e le riserve vita, aggiornato al secondo trimestre e pubblicato il 4 settembre. Le riserve tecniche salgono a 912,9 miliardi, in aumento del 5,4% su base annua, e il 63% è riferibile al ramo I e il 32% al ramo III.
Perché conta
- Il miglioramento non nasce da più raccolta: i premi si fermano a 60,6 miliardi (-1,2%), mentre le uscite scendono del 2,6% a 57 miliardi. I riscatti, che pesano il 73% dei pagamenti, calano del 5,1% a 41,9 miliardi, e l’indice annualizzato scende all’8,79% dal 9,18% del 2025;
- Il ramo I mantiene una raccolta netta di 1,4 miliardi nonostante premi in calo del 5,4% a 36,6 miliardi, mentre nel ramo III i premi crescono dell’8,5% a 20,9 miliardi e la raccolta netta sale a 1,4 miliardi da 0,6;
- Le riserve crescono di 23,2 miliardi nel semestre, a fronte di una raccolta netta di 3,6: quasi 20 miliardi arrivano dai rendimenti attribuiti agli assicurati. Nel ramo III le riserve raggiungono 288 miliardi (+17,7 dall’inizio dell’anno), ma solo 1,4 miliardi derivano dal saldo tecnico, mentre oltre 16 vengono dalla rivalutazione degli attivi.
Adesso
- Una parte consistente della crescita dipende dall’andamento dei mercati: il punto sarà verificare se il miglioramento dei flussi regge anche con condizioni finanziarie meno favorevoli;
- I prodotti multiramo restano centrali, con premi per 23,4 miliardi e riserve per 280,5 miliardi (31% del totale), ma nel semestre i premi calano dell’8,1% e il saldo netto scende da 7,4 a 5,2 miliardi;
- La distribuzione resta fortemente banco-centrica, con sportelli bancari e postali che raccolgono il 60% dei premi. Da seguire l’indice mensile di riscatto, sceso a circa lo 0,75% nel secondo trimestre dopo aver sfiorato lo 0,9% tra febbraio e marzo.