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Con European Innovation Act l'Ue punta a sbloccare 10,2 mld l'anno assegnando un valore economico stimato e standardizzato a brevetti e marchi

Cos’è successo
La Commissione europea propone il regolamento European Innovation Act e affida all'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale un quadro volontario per valutare brevetti e marchi e un mercato digitale per scambiarli. L'obiettivo è trasformare il capitale immateriale in una risorsa liquida e finanziabile. Resta capire se basti valutare un brevetto perché una banca lo finanzi.
Bruxelles stima 10,2 miliardi l'anno di capitale di rischio e debito garantiti dalla proprietà intellettuale. Il regolamento si presenta come completamento dell'Unione del risparmio e degli investimenti: quella mobilita il capitale, mentre questo dovrebbe produrre gli attivi da finanziare.
Perché conta
Il meccanismo meno ovvio non riguarda la valutazione, ma il capitale delle banche. Le regole prudenziali europee elencano quali garanzie riducono l'assorbimento patrimoniale, e gli immateriali non rientrano nella lista: secondo l'Ufficio, il brevetto dato in garanzia non produce il beneficio patrimoniale di una garanzia eleggibile e in pratica i termini possono restare simili a quelli di un prestito non garantito. Il regolamento non tocca quelle regole, ma ci sono dei punti da chiarire.
- La Commissione ammette che il capitale mobilitato non trova progetti da finanziare. La relazione afferma che, nonostante i progressi attesi su quel fronte, le barriere alla valutazione limitano i progetti pronti per l'investimento. L'atto agisce sull'attivo, non sull'offerta di capitale;
- Senza beneficio patrimoniale il vantaggio si sposta fuori dalle banche. L'implicazione meno immediata è che il canale efficiente diventa quello non bancario: i mercati dei capitali coprono il 14% del finanziamento delle imprese non finanziarie, contro il 36% negli Stati Uniti;
- Il caso italiano indica il problema generale. L'Italia ammette il pegno su beni immateriali senza spossessamento e ha garanzie pubbliche pari al 13,4% del PIL, tra i livelli più alti dell'Unione. Un mercato del credito che include i brevetti non esiste: l'Ufficio riporta che in Europa queste operazioni restano rare.
Adesso
- Breve termine (primo trimestre 2027): la Commissione presenterà il pacchetto sulla competitività bancaria, che rivede l'attuazione degli standard di Basilea. Da seguire è se gli immateriali entrino tra le garanzie riconosciute. Se restano fuori, per un'impresa ricca di brevetti il canale efficiente resta il debito non bancario; se entrano, il brevetto potrebbe finalmente incidere non solo sul prezzo del credito, ma anche sul capitale che la banca deve assorbire per concederlo;
- Medio termine (nei primi anni successivi all'adozione): l'Ufficio dovrà costruire il quadro volontario di valutazione, la certificazione dei valutatori e la piattaforma, sulla base delle specifiche tecniche che la Commissione definirà con successivi atti. Il loro dettaglio decide se una valutazione diventa confrontabile tra istituti o resta un documento su misura;
- Lungo termine (una volta operativo il nuovo sistema): il regolamento incarica l'Ufficio di raccogliere i dati europei sulle operazioni garantite da proprietà intellettuale. È la base probatoria che oggi manca per motivare una modifica delle regole prudenziali, modifica che l'atto non propone. L'esito determina se l'immateriale diventa una classe di attivo finanziabile.