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Commodity trading in una nuova era: volatilità strutturale e nuove opportunità per il settore assicurativo
Cosa è successo?
Un recente report di McKinsey, “At the Threshold of a New Era in Commodity Trading” (febbraio 2026), evidenzia che i mercati delle materie prime stanno entrando in una nuova fase caratterizzata da volatilità strutturale. Secondo l’analisi, fattori come la frammentazione geopolitica, l’incertezza legata alla transizione energetica e l’aumento degli shock climatici stanno rendendo più frequenti e sincronizzate le oscillazioni dei prezzi tra diverse commodity. Episodi recenti, come la pandemia e la crisi europea del gas, hanno inaugurato un ciclo di volatilità persistente a partire dal 2020. Nonostante un leggero ridimensionamento, i profitti del trading globale di commodity restano elevati: l’EBIT del settore è passato da 72 miliardi di dollari nel 2024 a 69 miliardi nel 2025, circa il doppio dei livelli pre-Covid.
Perché è importante?
Il report sottolinea che caratteristiche strutturali dei mercati (produzione concentrata, bassa elasticità della domanda e scarsa diversificazione delle fonti di offerta) amplificano l’impatto di shock geopolitici o climatici sui prezzi. Questo aumenta il rischio di movimenti simultanei nei mercati energetici, agricoli e dei metalli, con possibili effetti a cascata su catene di approvvigionamento, commercio e stabilità finanziaria.
E adesso?
Nel medio periodo la crescente volatilità delle commodity potrebbe ampliare la domanda di strumenti di trasferimento del rischio. Tra questi: coperture assicurative contro interruzioni della supply chain, soluzioni per il rischio politico e prodotti legati alla copertura dei prezzi delle materie prime. Per assicurazioni e riassicurazioni ciò apre nuove opportunità di mercato, soprattutto nei servizi per trader energetici, operatori logistici e strutture di finanziamento garantite da commodity.