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Circolarità Ue al 12,2% contro il target del 24% nel 2030, restano almeno tre nodi da risolvere

Cos’è successo
Il Circular Economy Act (CEA), la legge quadro europea sull'economia circolare, arriva a Bruxelles tra settembre e ottobre. La Commissione, che affida il dossier alla commissaria europeo per l'ambiente, la resilienza idrica e un'economia circolare Jessika Roswall, lo presenta come strumento di competitività e non come norma ambientale: vuole un mercato unico delle materie prime seconde — i materiali recuperati dai rifiuti e reimmessi nella produzione — oggi spezzato in 27 discipline nazionali.
I numeri spiegano la fretta. La circolarità Ue è ferma al 12,2% nel 2024 contro un target del 24% al 2030, e le proiezioni la danno a 12,4%. L'Italia è prima con il 21,6%, ma importa il 46,6% delle materie prime che trasforma: 600 miliardi di euro nel 2025, +23,3% sul 2021.
Perché conta
Sulla carta l'Italia ha il primato, nella pratica è tra i Paesi più esposti. Produce oltre l'80% del suo acciaio con forni elettrici, che si alimentano a rottame, e importa circa un terzo dei 19 milioni di tonnellate che consuma ogni anno, in un mercato europeo già in deficit di offerta e con prezzi in rialzo. Il vero interesse nazionale nel CEA non sono i target di riciclo, che abbiamo quasi raggiunto, ma le regole su rottami e autorizzazioni. E lì l'industria è spaccata: le acciaierie vogliono limiti all'export, i riciclatori li temono perché farebbero crollare i prezzi interni.
- RAEE (rifiuti elettronici): la valutazione della Commissione del luglio 2025 individua cinque carenze e ammette che solo il 40% viene riciclato. Il difetto è la metrica a peso, che premia le plastiche e perde le tracce di oro, palladio e terre rare;
- Autorizzazioni: chi aspetta il CEA per sbloccare i permessi guarda il fascicolo sbagliato — il regolamento sulle valutazioni ambientali che copre gli impianti di riciclo è già al mandato negoziale del Consiglio, il CEA non è ancora stato presentato;
- Sì, ma sugli incentivi lo spazio europeo esiste già: il quadro aiuti di Stato del Clean Industrial Deal copre l'economia circolare fino al 2030, con crediti d'imposta fino a 150 milioni per progetto, e schemi italiani sono già stati approvati. Il vincolo non è Bruxelles, è Roma.
Adesso
- Settembre-ottobre 2026: la proposta arriva sul tavolo. Poi procedura ordinaria, prima lettura nel 2027, adozione realistica nel 2028. Tradotto: le regole entrano in vigore quando il 24% al 2030 è già aritmeticamente fuori portata. Il valore del CEA non è centrare quel numero, è costruire il mercato del post-2030;
- Autunno 2026: triloghi sul regolamento valutazioni ambientali. Il punto da guardare è il silenzio-assenso: secondo le bozze resterebbe escluso per i progetti soggetti a valutazione d'impatto, e quasi tutti gli impianti italiani di recupero operano sotto autorizzazione integrata ambientale;
- 31 dicembre 2026: scade l'obbligo per la Commissione di valutare la revisione della direttiva RAEE, che potrebbe diventare regolamento direttamente applicabile, uguale in tutti i 27 Stati. Nel frattempo Roma deve scegliere in Consiglio tra acciaierie e riciclatori: una posizione divisa vale zero peso negoziale.