News & BusinessAssicurazioni
Catene globali del valore: meno deglobalizzazione del previsto, rischio commerciale ancora interdipendente
Catene globali del valore: meno deglobalizzazione del previsto, rischio commerciale ancora interdipendente
Cosa è successo?
Il policy brief “Global Value Chain Repositioning: Insights from the 2023-24 TiVA Nowcasting Exercise” dell’OCSE mostra che la deglobalizzazione delle catene del valore resta molto più limitata di quanto suggerisca la narrativa dominante. Tra il 2022 e il 2024, la quota di valore aggiunto domestico nelle esportazioni globali è salita solo dal 77% al 77,6%: un cambiamento modesto, che non indica una rottura strutturale delle GVC. Anche nei paesi europei dove si osserva reshoring, come Germania, Italia e Spagna, il fenomeno appare concentrato in alcuni comparti specifici, soprattutto automotive e macchinari, più che diffuso trasversalmente. Al contrario, in economie come Stati Uniti, Giappone e Danimarca la dipendenza da input esteri resta stabile o aumenta.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo dato ridimensiona gli scenari di decoupling rapido ma non riduce il rischio: lo rende più persistente e interconnesso. Se le catene globali restano sostanzialmente integrate, allora shock commerciali, logistici o geopolitici continuano a trasmettersi oltreconfine con alta correlazione. Per gli assicuratori attivi in trade credit e surety, significa che il rischio di controparte non può essere letto solo su base domestica o nazionale: la vulnerabilità resta incorporata nella struttura stessa delle filiere. In questo contesto, modelli costruiti su un’ipotesi di reshoring accelerato rischiano di sovrastimare la riduzione del rischio estero e sottostimare la concentrazione reale delle esposizioni lungo catene ancora globalizzate.
E adesso?
Per gli assicuratori del credito commerciale, la priorità è aggiornare i modelli di concentrazione geografica e settoriale partendo da una premessa diversa: le GVC non stanno scomparendo, ma si stanno riconfigurando in modo parziale e selettivo. Questo implica rafforzare il monitoraggio delle dipendenze transfrontaliere reali, soprattutto nei settori industriali ad alta integrazione, e rivedere gli stress test su shock commerciali e supply chain disruption. In prospettiva, il vantaggio competitivo non sarà nel scommettere su una deglobalizzazione generalizzata, ma nel distinguere con precisione dove il reshoring è effettivo e dove invece l’interdipendenza globale continua a guidare il rischio.