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Carbon removal, mercati emergenti e stranded asset: il ruolo assicurativo
Cosa è successo?
L’analisi su Nature Climate Change evidenzia una forte concentrazione geografica dei progetti di rimozione del carbonio nei Paesi non-Annex I: fino al 15% delle aree rifugio climatiche nei Paesi a basso e medio reddito potrebbe essere destinato al CDR, contro circa il 7% nelle economie avanzate. Parallelamente, il paper mostra che l’esclusione delle aree ad alta biodiversità renderebbe non disponibili oltre il 50% delle superfici pianificate per riforestazione e BECCS entro il 2050, mettendo in discussione la scalabilità di molte pipeline di carbon removal.
Perché è importante?
La concentrazione nei mercati emergenti amplifica il rischio sovrano, regolatorio e sociale: governance incerta, possibili conflitti sull’uso del suolo e vincoli di biodiversità aumentano la probabilità di revisioni normative o contestazioni locali. Ciò genera domanda strutturale per coperture di political risk, project insurance e riassicurazione legata a infrastrutture verdi. Inoltre, l’eventuale esclusione di hotspot ecologici introduce stranded-asset risk: progetti cancellati, crediti di carbonio non consegnati e svalutazioni degli investimenti.
E adesso?
Per gli assicuratori si apre un doppio scenario. Da un lato cresce l’esposizione a rischi di non-delivery, impairment e responsabilità ambientale nei progetti di transizione; dall’altro si crea spazio per prodotti di validazione, garanzie di performance e strumenti di de-risking che rendano bancabili gli investimenti compatibili con la biodiversità. In prospettiva, la carbon-removal economy sposta l’underwriting verso modelli integrati clima-biodiversità-politica, ridefinendo il perimetro della copertura nella transizione ecologica.
Fonte: https://www.nature.com/articles/s41558-026-02557-5.pdf