News & BusinessASSICURAZIONI
Carbon removal e biodiversità: nuove implicazioni di rischio per il settore assicurativo
Cosa è successo?
Un’analisi pubblicata su Nature Climate Change evidenzia che i percorsi climatici coerenti con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C prevedono un massiccio ricorso alla rimozione di CO₂ basata sull’uso del suolo, come riforestazione e BECCS. Il paper stima che fino al 13% delle aree globali ad alto valore di biodiversità potrebbe essere destinato a queste attività. Questo dato segnala una tensione strutturale: le soluzioni climatiche nature-based, pensate per mitigare il cambiamento climatico, possono generare pressioni su ecosistemi e habitat sensibili.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo emerge una nuova classe di rischio sistemico, definita land-use conflict risk. Progetti di riforestazione, carbon farming o bioenergia con cattura del carbonio diventano asset “dual risk”: contribuiscono alla mitigazione climatica ma possono esporre a rischi di perdita di biodiversità, controversie regolatorie, responsabilità ambientali e danni reputazionali. Ciò implica che le coperture assicurative legate a progetti NBS o crediti di carbonio non riguardano solo performance climatiche, ma anche impatti ecologici e sociali.
E adesso?
La conseguenza operativa è un’evoluzione dei modelli di underwriting. Gli assicuratori dovranno integrare metriche di biodiversità e indicatori ecosistemici nei processi di valutazione ESG, passando da framework climate-centric a nature-inclusive. Parallelamente, la crescita dei progetti CDR amplia il perimetro degli asset assicurabili, ma introduce rischi correlati tipici della transizione ambientale, richiedendo prodotti specialistici e nuove competenze analitiche per gestire la natura come variabile assicurativa centrale.
Fonte: https://www.nature.com/articles/s41558-026-02557-5.pdf