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Cambio al vertice della Fed nel pieno dello scontro con Trump sui tagli ai tassi: Warsh rassicura sull'indipendenza

Cos’è successo
Entro poche settimane, Kevin Warsh, il nuovo presidente della Fed designato da Donald Trump, dovrebbe prendere servizio alla guida della banca centrale Usa. Mercoledì mattina, verosimilmente, avrà il via libera dal Senato e, a quel punto, occorrerà solo aspettare il 15 maggio, cioè la scadenza del mandato dell’attuale presidente, Jerome Powell, per la sua entrata in carica.
Al di là dell’avvicendamento, però, il punto vero su cui puntano l’attenzione gli analisti e i mercati riguarda quanto e come Warsh si mostrerà indipendente nel gestire la banca e la politica monetaria del Paese, o quanto, invece, si mostrerà compiacente rispetto ai desiderata del presidente Trump.
Perché è importante
Da mesi Trump chiede a Powell di tagliare i tassi di interesse. La richiesta è stata respinta più volte: il presidente uscente ritiene che non ce ne siano le condizioni e che il rischio di una nuova fiammata inflattiva resti troppo alto. Il rapporto tra i due si è progressivamente deteriorato, paradossalmente proprio tra chi nominò Powell — Trump stesso, nel 2018 — e chi quella nomina ha poi confermato sotto la presidenza Biden nel 2022.
Warsh, dal canto suo, ha ripetutamente rassicurato sulla propria indipendenza, ma due elementi alimentano i dubbi degli analisti. Il primo è strutturale: Trump ha mostrato di voler affidare ruoli chiave solo a figure pienamente allineate sul piano politico e ideologico. Il secondo è specifico: nel corso della sua audizione di conferma al Senato, alla domanda diretta se Joe Biden avesse vinto legittimamente le elezioni del 2020, Warsh si è rifiutato di rispondere in modo esplicito.
E adesso?
- Al di là dei desideri di Trump e delle dichiarazioni di autonomia e indipendenza di Warsh, la politica monetaria è una cosa che viaggia su binari differenti rispetto a quelli della politica. L'attuale congiuntura economica (con la crisi di Hormuz ancora in corso e le cui conseguenze si potrebbero sentire per mesi) rende inverosimile un taglio dei tassi, se non molto limitato. Inoltre, va detto, il presidente della FED non è un sovrano assoluto, ma agisce di concerto con un consiglio direttivo, il quale, in questa fase, non sembra per niente incline a tagli ai tassi.
- Secondo il New York Times: “I membri del comitato di politica monetaria della Fed non mostrano alcuna urgenza di riprendere i tagli dei tassi. Mercoledì (giorno dell’ultima conferenza stampa di Powell) si prevede che la Fed manterrà i tassi invariati. Anzi, gli operatori dei mercati finanziari che monitorano l'andamento dei tassi non prevedono alcun cambiamento di rotta verso i tagli quest'anno".