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Brasile e Vietnam producono quasi metà del caffè mondiale, una concentrazione che amplifica il 90% di oscillazioni causate da squilibri di domanda e offerta

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Brasile e Vietnam producono quasi metà del caffè mondiale, una concentrazione che amplifica il 90% di oscillazioni causate da squilibri di domanda e offerta

Cos’è successo

La FAO ha pubblicato il 14 luglio 2026 il report "Global Beverage Commodity Price Shocks: Origins and Consequences", segnalando che oltre il 90% delle oscillazioni di prezzo a breve termine di caffè, cacao e tè è determinato da squilibri tra domanda e offerta.

Il report evidenzia una forte concentrazione produttiva alla base di questa vulnerabilità: Brasile e Vietnam producono insieme quasi la metà del caffè mondiale, mentre Costa d'Avorio e Ghana rappresentano oltre due terzi della produzione globale di cacao. Secondo Boubaker Ben-Belhassen, direttore della Divisione Mercati e Commercio della FAO, negli ultimi anni i prezzi di queste commodity sono saliti molto più rapidamente rispetto ad altri prodotti agricoli.

Perché conta

  • Gli smallholder, i piccoli produttori, sono responsabili di oltre il 60% della produzione globale di queste commodity, in particolare caffè e tè, secondo El Mamoun Amrouk, economista senior della Divisione Mercati e Commercio FAO. Questa concentrazione della produzione su piccole aziende agricole in un numero ristretto di paesi a basso e medio reddito amplifica l'esposizione dei produttori agli shock di prezzo globali;
  • Il report segnala un'asimmetria lungo la catena del valore: gli shock globali non si trasmettono in modo pieno né uniforme ai diversi stadi della filiera, con i produttori più direttamente esposti ai movimenti di prezzo globali, mentre l'impatto sui prezzi al consumo nei paesi importatori resta generalmente più contenuto, un divario che scarica il rischio soprattutto sull'anello più debole della catena;
  • Per l'Africa, dove Etiopia e Uganda restano tra i maggiori contributori al mercato internazionale del caffè, la combinazione di concentrazione produttiva e lunghe distanze tra produttori e consumatori aumenta l'esposizione a shock climatici, malattie delle piante e rincari dei costi di trasporto e input, fattori che secondo Amrouk si sommano a tensioni geopolitiche e ritardi logistici nell'alimentare la volatilità dei prezzi globali.

Adesso

  • La FAO indica due raccomandazioni principali: rafforzare i sistemi di produzione attraverso pratiche climate-resilient, nuove tecnologie e tecniche di controllo della diffusione di parassiti e malattie, e migliorare l'efficienza e la trasparenza dei mercati, fornendo ai produttori informazioni tempestive su prospettive di raccolto, produzione, consumo, scorte e flussi commerciali;
  • Il report segnala che ampliare le opportunità per i produttori di partecipare a fasi di lavorazione, certificazione e branding potrebbe aiutarli a catturare una quota maggiore del valore generato lungo la filiera, un tema che si collega alle iniziative di valorizzazione locale già osservate nel corso dell'anno (Piano Mattei, programma ACT Generali-UNIDO);
  • Per gli operatori assicurativi e riassicurativi attivi su trade credit e business interruption nelle filiere agroalimentari africane, il quadro FAO conferma la necessità di strumenti di gestione del rischio capaci di intervenire su più fronti contemporaneamente, dalla resilienza climatica alla trasparenza informativa, per ridurre l'esposizione strutturale dei piccoli produttori a shock che oggi ricadono in modo sproporzionato su di loro.

Fonte: https://www.fao.org/newsroom/detail/a-new-fao-report-examines-how-shocks-affect-global-coffee--cocoa-and-tea-markets-and-outlines-policy-options-to-address-structural-vulnerabilities/en

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