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Boom record della difesa europea: ordini su del 130% e +57% fatturato in 5 anni

Cos’è successo
I principali gruppi europei della difesa quotati hanno chiuso il 2025 con risultati finanziari record, confermando un ciclo di crescita strutturale spinto dal riarmo continentale e dagli aiuti all’Ucraina. BAE Systems (UK) ha riportato ricavi a £30,7 miliardi (+10%) e utile operativo di £3,32 miliardi (+12%); Rheinmetall (Germania) a €9,935 miliardi (+29%) e risultato operativo a €1,841 miliardi (+33%).
Leonardo (Italia) ha segnato ricavi pari a €19,5 miliardi (+11%) e EBITA a €1,75 miliardi (+18%). Thales (Francia) ha totalizzato ricavi per €22,1 miliardi (+7,6%) e EBITA pari €2,74 miliardi (+13,3%). Safran (Francia) ha chiuso con ricavi a €31,3 miliardi (+14,7% organico) e reddito operativo ricorrente €5,2 miliardi (+26%). Fincantieri (Italia) ha riportato ricavi per €9,19 miliardi (+13,1%), e EBITDA a €681 milioni (+33,9%).
Perché conta
I bilanci 2025 mostrano che il settore difesa europeo ha accelerato in modo esplosivo rispetto ai cinque anni precedenti (2021-2025), con crescita media dei ricavi intorno al 50-60% e degli ordini oltre il 130% tra i big player, trasformando gli aumenti di spesa militare in profitti record e backlog pluriennali. La crescita è stata particolarmente forte in Germania e Svezia: con Rheinmetall +29% ricavi e +33% utile operativo (cumulativo +323% ricavi dal 2021) e Saab +24% ricavi e +74% ordini.
- I backlog record (BAE £83,6 miliardi, Rheinmetall €73 miliardi, Fincantieri €63,2 miliardi) garantiscono visibilità fino al 2030-2037 e margini in espansione (Rheinmetall 18,5%, Safran 16,6%);
- Sul fronte borsa, il 2025 è stato stellare (Rheinmetall +152%, Leonardo +93%, Thales +69%), ma nel 2026 si è registrata una correzione settoriale (indice MSCI Europe A&D -9,2% a marzo). I titoli faticano perché gli investitori stanno prendendo profitto dopo il lungo rally post-2022, temono ritardi negli appalti reali e valutano il settore come sopravvalutato dopo anni di multipli in espansione.
Adesso
Nel 2026 i gruppi dovranno convertire i backlog storici in consegne accelerate:
- La prima sfida è tradurre in produzioni gli ordini e contemporaneamente riuscire a sostenere la clientela nei servizi di manutenzione e riparazione (una parte significativa del business difesa). Assenza di manodopera qualificata, pensionamento di una parte della forza lavoro attuale, incertezza macroeconomica -- insieme a sfide e ostacoli regolamentativi -- possono inficiare questi obiettivi;
- È probabile che l'Europa osservi un’ondata di M&A e joint venture per scalare produzione (munizioni, droni, sistemi elettronici) e ridurre costi. Antitrust, nazionali ed europei, potrebbero però intervenire in alcuni casi;
- Un tema centrale riguarda le relazioni tra start-up e aziende tradizionali: i primi verranno integrati dai secondi, i secondi bloccheranno l'ascesa dei primi, ovvero le start-up riusciranno a scalzare la posizione tradizionale dei primi. Molto dipenderà dalle scelte dei governi nazionali e di Bruxelles.