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Boom di turismo negli agriturismi tra borghi e natura con 33 milioni di visitatori e prenotazioni al 35% per l’inverno

Cos’è successo
Il 16 ottobre 2026 si è chiuso a Rimini il Forum di Agriturist, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura. I lavori sono durati due giorni in due sedi. Alla Tenuta del Monsignore si è tenuta una giornata riservata ai soci. Al TTG Travel Experience, la fiera internazionale del turismo che chiude oggi a Fiera Rimini, l’associazione ha avuto uno stand e un convegno sullo stato del settore.
Da inizio anno 33 milioni di turisti hanno scelto vacanze che uniscono natura, cultura ed enogastronomia. Di questi, 18,5 milioni sono stranieri, in crescita del 3% rispetto al 2025. Gli agriturismi italiani sono oltre 25mila e, secondo Agriturist, dominano questo segmento grazie alla posizione, che permette di raggiungere borghi, aree naturali e siti archeologici. Isnart, l’istituto di ricerca sul turismo di Unioncamere, ha presentato i motivi di scelta degli agrituristi: il 62% cerca centri storici, il 12% parchi naturali e aree protette, l’11% botteghe artigiane, l’8% cantine, frantoi e strade del vino e dell’olio. Da inizio settembre le strutture registrano in media il 35% di prenotazioni per novembre e dicembre.
Il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, ha definito il contesto una policrisi: clima che colpisce i raccolti, crisi geopolitica che fa salire i costi di produzione e riduce il potere d’acquisto, tensioni sugli scambi internazionali. Ha indicato come risposta la formazione del personale e ConfagriJob, la piattaforma di incontro tra domanda e offerta di lavoro realizzata con Indeed e Umana. Il presidente di Agriturist, Augusto Congionti, ha richiamato l’equilibrio tra identità, tradizione e innovazione.
Perché conta
L’agriturismo è il canale con cui le aziende agricole integrano il reddito quando i margini della produzione si assottigliano. Tre punti collegano i dati a questa tesi.
- La domanda è in gran parte straniera. I 18,5 milioni di turisti esteri sono circa il 56% dei 33 milioni (nostro calcolo). Il comparto dipende quindi da un mercato internazionale esposto proprio alle tensioni geopolitiche e commerciali che pesano sull’agricoltura;
- Il turismo si regge sui borghi, non sull’azienda agricola. Il 62% degli agrituristi cerca centri storici, mentre solo l’8% è attratto da cantine e frantoi. L’offerta agricola in senso stretto è un’attrattiva minoritaria: il valore dell’agriturismo dipende dal territorio circostante;
- La visibilità sul medio periodo è limitata. Il 35% di prenotazioni per novembre e dicembre è un segnale incoraggiante, ma è una media che il comunicato non confronta con lo stesso periodo del 2025. Non permette di dire se la stagione invernale cresce.
Adesso
- Servono i dati sugli agriturismi veri e propri. I 33 milioni indicano il segmento natura, cultura ed enogastronomia nel suo complesso, non gli ospiti degli agriturismi. Per misurare il peso del comparto servono presenze, pernottamenti e ricavi per struttura;
- La formazione del personale è il primo banco di prova. ConfagriJob misurerà il suo effetto sulle aziende solo se saranno pubblicati dati su posti coperti e tempi di inserimento;
- Il confronto di novembre e dicembre dirà se la tendenza regge. Il livello di prenotazioni va riletto a fine anno rispetto al 2025 e, se disponibili, ai dati Isnart sulla stagione invernale.