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Biodiversità & assicurazioni: il rischio sanitario diventa sistemico e sottoprezzato
Biodiversità & assicurazioni: il rischio sanitario diventa sistemico e sottoprezzato
Cosa è successo?
Uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution analizza il comportamento alimentare delle zanzare nella Foresta Atlantica brasiliana e rileva un cambiamento significativo: una forte preferenza per il sangue umano. In un ecosistema fortemente degradato, con solo circa un terzo della copertura forestale originaria ancora intatta, la perdita di biodiversità riduce la disponibilità di ospiti animali, spingendo le zanzare verso l’uomo. Su 1.714 esemplari analizzati, i pasti identificati mostrano una prevalenza marcata di sangue umano rispetto ad altre specie. Questo shift comportamentale aumenta il rischio di trasmissione di virus come dengue, Zika, Chikungunya e febbre gialla, trasformando un cambiamento ecologico in un rischio sanitario diretto.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, emerge un nuovo driver di rischio sistemico: la perdita di biodiversità come moltiplicatore di rischio epidemiologico. Non si tratta di un aumento lineare del rischio sanitario, ma di un cambiamento strutturale nei vettori di trasmissione, che diventano più efficienti e più vicini all’uomo. Questo implica una sottostima nei modelli attuariali tradizionali, che raramente integrano variabili ecologiche come la biodiversità o la frammentazione degli habitat. Il rischio si concentra in specifiche aree geografiche soggette a deforestazione e urbanizzazione, creando hotspot di esposizione per polizze health, life e business interruption. Inoltre, la natura multi-patogeno di questi vettori aumenta la correlazione tra eventi sanitari, amplificando il potenziale di perdite aggregate.
E adesso?
Per gli assicuratori, diventa prioritario integrare variabili ambientali nei modelli di rischio sanitario, includendo indicatori di biodiversità, uso del suolo e prossimità uomo-fauna. Si apre spazio per prodotti parametrici legati a indicatori epidemiologici o ambientali (es. densità vettoriale, incidenza di malattie), e per servizi di prevenzione integrati con sistemi di sorveglianza territoriale. Parallelamente, la collaborazione con istituzioni sanitarie e ambientali può migliorare la capacità di previsione e mitigazione del rischio. In prospettiva, la capacità di anticipare i legami tra degrado ecologico e rischio sanitario sarà un fattore competitivo chiave: chi resta su modelli tradizionali rischia di sottostimare un driver emergente di sinistrosità globale.
Fonte
https://www.frontiersin.org/news/2026/01/15/mosquitoes-human-blood-biodiversity-loss/