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Biodiversità & assicurazioni: i progetti nature-based sovrastimano il recupero reale
Biodiversità & assicurazioni: i progetti nature-based sovrastimano il recupero reale

Cosa è successo?
Il paper pubblicato su Nature dimostra un disallineamento strutturale nei processi di ripristino delle foreste tropicali. Analizzando oltre 10.800 specie nel Chocó ecuadoriano, gli autori evidenziano che abbondanza e diversità delle specie possono recuperare rapidamente (entro 4–25 anni da coltivazioni e 25–76 anni da pascoli), mentre la composizione ecologica, cioè quali specie sono effettivamente presenti, richiede decenni o secoli, e in alcuni casi (come il microbioma del suolo) non mostra recupero misurabile. In parallelo, lo studio dimostra che il vero driver del recupero non è la resilienza iniziale, ma la velocità di ritorno alle condizioni naturali (λ), fortemente influenzata dalla copertura forestale circostante.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo cambia radicalmente la valutazione del rischio nei progetti di natural capital. Le metriche oggi utilizzate nei biodiversity credits e nelle Nature-Based Solutions si basano su indicatori “facili” (abbondanza e diversità) che danno un’immagine ottimistica e veloce del recupero. Ma ignorano la composizione delle specie, che è il vero indicatore di integrità ecologica. Questo crea un rischio sistematico di sovrastima delle performance: i trigger contrattuali di polizze parametriche o garanzie di performance possono attivarsi anche in assenza di un reale ripristino ecosistemico. Inoltre, il fatto che il recupero dipenda dalla qualità del paesaggio circostante introduce una variabile esogena e non controllabile: il rischio di fallimento non è locale, ma sistemico e distribuito.
E adesso?
Per gli assicuratori e gli investitori in natural capital, è necessaria una revisione profonda delle metriche e dei modelli di underwriting. I contratti devono integrare indicatori più robusti (composizione delle specie, connettività ecologica) e non solo metriche aggregate di biodiversità. Allo stesso tempo, la due diligence deve estendersi dal singolo progetto al contesto paesaggistico più ampio, includendo variabili come la copertura forestale e la frammentazione degli habitat. In prospettiva, chi riuscirà a incorporare queste dimensioni nei modelli di rischio potrà evitare esposizioni a greenwashing e sviluppare prodotti credibili nel mercato emergente dei biodiversity credits; chi resta ancorato a metriche semplificate rischia di accumulare passività latenti in un segmento destinato a crescere rapidamente.