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Bilancio Ue, la nuova proposta della Commissione: l'analisi di Bruegel

3 min di lettura

Il Think Tank Bruegel, uno dei più autorevoli in UE in fatto di materie economiche, ha pubblicato un’analisi delle proposte della Commissione UE in merito al prossimo bilancio.
La prima bozza del nuovo bilancio era stata presentata la scorsa estate e nei prossimi mesi, Parlamento e Consiglio dovranno iniziare la lunga trattativa per approvarlo.
A motivo delle tensioni, sia tra Consiglio e Parlamento - che hanno orientamenti ideologici opposti - sia all’interno delle due singole istituzioni legislative dell’UE, si prevede che la trattativa sarà lunga e complessa.
A renderla ancora più delicata poi è il fatto che la Commissione ha proposto un bilancio di rottura rispetto al passato.

Le principali novità introdotte dalla proposta della Commissione Von der Leyen II sono:

  • l’introduzione di una nuova macro voce che accorpi le voci di agricoltura, pesca, migrazione e sicurezza interna, attraverso i Piani Nazionali e Regionali di Partenariato (NRPP)
  • Una centralizzazione delle decisioni di spesa, in capo solo a Commissione e Consiglio, che escluderebbe il Parlamento
    l’introduzione di un principio di condizionalità sulla base dei risultati misurabili effettivamente raggiunti (sul modello di quanto fatto con Next Generation EU).

In base all’analisi di Bruegel, la proposta della Commissione presenta alcuni punti di forza, e altri di maggiore debolezza.
Nel dettaglio:

  • Valutazioni positive
    Validità concettuale degli NRPP: La struttura dei Piani NRPP è considerata concettualmente solida perché integra aree precedentemente separate (coesione, agricoltura, migrazione, sicurezza) in un unico quadro riducendo sovrapposizioni e ridondanze e consentendo decisioni di investimento più strategiche e complementari tra i diversi settori.
  • Bilancio basato sulla performance: Viene valutato positivamente il rafforzamento del legame tra esborso dei fondi e raggiungimento di traguardi e obiettivi specifici (milestones e targets), superando il vecchio approccio basato solo sul rimborso dei costi.
  • Riduzione selettiva dei fondi di coesione: secondo il report, negli ultimi venti anni, buona parte degli obiettivi dei fondi di coesione sono stati sostanzialmente raggiunti e il divario tra le aree più prospere e quelle più povere dell’UE si è notevolmente ridotto. Questo consente di dare priorità ai "beni pubblici europei" come la difesa e la competitività.

Valutazioni negative

  • Deficit di legittimità democratica: l'esclusione del Parlamento Europeo dai processi di approvazione e modifica dei piani nazionali potrebbe limitare il suo ruolo alla sola adozione del regolamento generale e d’altra parte porre un potere troppo grande nelle mani dei soli esecutivi comunitari e nazionali.
  • Mancanza di valutazioni indipendenti: La Commissione ha tenuto per sé troppe prerogative (progetta, negozia, valuta e comunica i risultati), il che potrebbe creare un conflitto di interessi e mette in dubbio l'obiettività delle valutazioni sui risultati effettivamente raggiunti.
  • Metodologia per gli obiettivi: Manca una metodologia robusta per garantire che gli obiettivi fissati nei piani siano sufficientemente ambiziosi. C'è il rischio che vengano stabiliti traguardi facili da raggiungere solo per garantire l'esborso dei fondi.
  • Indicatori di risultato ambigui: Alcuni indicatori definiti come "di risultato" sono in realtà semplici "input" (ad esempio, il numero di attrezzature acquistate), il che indebolisce l'efficacia del monitoraggio delle prestazioni.
  • Rischio di "rinazionalizzazione": Esiste il timore che il ruolo delle autorità regionali venga marginalizzato a favore dei governi centrali, rendendo la partecipazione locale dipendente dalla sola volontà politica nazionale.
    Scarsa enfasi sui progetti transfrontalieri: Il documento critica l'assenza di soglie minime obbligatorie per i progetti che coinvolgono più Stati, che sono invece quelli con il più alto valore aggiunto europeo.

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