News & BusinessAssicurazioni
Assicurazioni: il 92% delle perdite globali proviene da grandinate, incendi e alluvioni

Cos’è successo
Il nuovo report Swiss Re Institute “Natural catastrophes in 2025” segnala un cambiamento strutturale nel mercato globale dei rischi catastrofali: nel 2025 le perdite assicurate da catastrofi naturali hanno raggiunto 107 miliardi di dollari, con i cosiddetti secondary perils (grandinate convettive severe (SCS), incendi e alluvioni) arrivati a rappresentare il 92% delle perdite assicurate globali. È un salto enorme rispetto al 59% del 2024 e al 35-40% medio registrato tra il 1995 e il 2004.
Il dato più rilevante riguarda la dinamica di crescita: per alcuni rischi specifici, le perdite stanno aumentando molto più rapidamente dell’esposizione assicurata sottostante. I wildfire in Nord America crescono del +14% annuo reale, mentre le SCS europee del +10% annuo, con una quota significativa della crescita non spiegabile semplicemente dall’aumento di case, infrastrutture o valore economico assicurato. Swiss Re identifica un “residual risk” legato direttamente all’intensificazione climatica e alla vulnerabilità crescente dei territori.
Perché conta
Il report indica che il mercato assicurativo globale sta entrando in una fase in cui i rischi climatici secondari non sono più eventi marginali ma il principale driver strutturale delle perdite. Le SCS (tempeste convettive con grandine e vento estremo) da sole spiegano il 38% della crescita storica globale delle perdite assicurate, superando persino i cicloni tropicali.
- Per il settore assicurativo questo è un problema tecnico e finanziario enorme. I modelli catastrofali tradizionali risultano sempre più inaccurati perché costruiti su dati storici che assumono una relativa stabilità climatica;
- Swiss Re evidenzia tre criticità: serie storiche insufficienti, cambiamento climatico non lineare e ritardo nell’aggiornamento delle esposizioni reali. Il caso simbolico citato è quello della grandine italiana del 2023, dove le prime stime di perdita erano circa tre volte inferiori rispetto al dato finale;
- Questo genera loss creep strutturale: i sinistri continuano a crescere mesi dopo l’evento, erodendo riserve e capitale. In California, ad esempio, il loss ratio del ramo homeowners tra il 2016 e il 2025 è arrivato al 93%, contro una media nazionale del 68%, un segnale di deterioramento tecnico ormai sistemico.
Adesso
- Swiss Re stima che, nello scenario base, le perdite assicurate globali possano salire a 148 miliardi di dollari nel 2026 e a 186 miliardi entro il 2030. In uno scenario “peak” con probabilità del 10%, le perdite potrebbero arrivare a 320 miliardi già nel 2026 e a 400 miliardi nel 2030, oltre il doppio del massimo storico registrato nel 2017.
- Per il settore assicurativo questo implica una revisione profonda di pricing, accumulazione del rischio e allocazione del capitale. I secondary perils stanno diventando troppo grandi e frequenti per essere trattati come rischi periferici.
- Le compagnie che continueranno a utilizzare modelli calibrati su dati pre-2020 rischiano di sottoprezzare sistematicamente il rischio climatico reale, soprattutto nei portafogli property esposti a grandine, incendi e fenomeni convettivi estremi.
Fonte