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Assicurazioni e finanza climatica: l’ingresso strutturale del risk transfer nei piani nazionali
Cosa è successo?
Il UNFCCC NDC Synthesis Report 2025 segnala un passaggio chiave: i governi non si limitano più a stimare i costi della transizione climatica, ma pianificano esplicitamente come finanziarla usando strumenti di risk transfer. Il 75% dei Paesi include informazioni sulla finanza climatica nei propri NDC; i fabbisogni complessivi, tra mitigazione e adattamento, raggiungono circa 1.970 miliardi di dollari. L’84% dei Paesi che quantifica i bisogni prevede una combinazione di risorse pubbliche e private. In modo sempre più esplicito compaiono meccanismi di condivisione e trasferimento del rischio: garanzie di credito, strumenti di de-risking, soluzioni assicurative per l’adattamento, e obbligazioni verdi, sociali e di sostenibilità di natura sovrana. Inoltre, il 70% punta al blended finance per mobilitare capitale privato, mentre il 64% lavora su quadri regolatori abilitanti.
Perché è importante?
Questo segna una svolta per il settore assicurativo. L’assicurazione non è più un elemento accessorio, ma viene incorporata nei piani climatici come infrastruttura finanziaria essenziale per rendere investibili progetti ad alto rischio climatico. Il baricentro si sposta dal puro trasferimento del rischio alla mobilitazione del capitale, con un ruolo crescente per riassicurazione, garanzie e strutture ibride.
E adesso?
Per assicuratori e riassicuratori si apre una nuova fase di crescita policy-driven. Aumenterà la domanda di riassicurazione di schemi pubblici climatici, di green bond “insurance-wrapped” e di coperture per l’adattamento integrate nei piani nazionali di investimento. L’allineamento regolatorio e istituzionale conterà sempre più quanto (se non più) della sola domanda di mercato. Il settore assicurativo entra così nel layer di implementazione dell’Accordo di Parigi, non solo nella gestione dei danni a valle.
Fonte: https://unfccc.int/sites/default/files/resource/cma2025_08.pdf