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Assicurazioni: dal pooling del rischio all’esclusione selettiva sotto pressione climatica
Cosa è successo?
L’evidenza empirica del paper Decoding the coffee supply chain: A systematic review of stakeholders,
sustainability opportunities, and challenges di Elsevier / ScienceDirect (2025) mostra che il cambiamento climatico sta erodendo i presupposti fondamentali dell’assicurazione tradizionale. L’aumento simultaneo della frequenza e della volatilità delle perdite legate a stress termico, siccità e alluvioni produce distribuzioni dei danni “fat-tailed”, fortemente localizzate e sempre meno compatibili con modelli attuariali basati su medie storiche. In alcuni sistemi altamente esposti, le perdite attese possono variare da valori prossimi allo zero fino a circa il 96%, a seconda dell’area geografica e della capacità di adattamento. In questo contesto, la diversificazione spaziale e temporale — cuore del risk pooling — perde efficacia, spingendo gli assicuratori verso aumenti dei premi, limiti di copertura e ritiro selettivo dai territori più rischiosi.
Perché è importante?
Questo passaggio segna una trasformazione strutturale del settore: l’assicurazione non opera più principalmente come meccanismo di mutualizzazione, ma come strumento di selezione dell’insurabilità. Il risultato è una crescente frattura tra rischi assicurabili e non assicurabili, con conseguenze che vanno oltre il settore stesso. I mercati assicurativi diventano indicatori anticipatori dei punti in cui il rischio climatico supera la tolleranza economica, segnalando in anticipo aree destinate a perdere accesso al credito, agli investimenti e alla continuità produttiva. Il rischio è la formazione di “deserti assicurativi” con effetti macroeconomici e sociali a cascata.
E adesso?
Senza interventi correttivi, questa dinamica tende ad auto-rafforzarsi: meno assicurazione implica maggiore esposizione finanziaria, che a sua volta riduce la capacità di adattamento e rende il rischio ancora meno assicurabile. Le opzioni di policy si restringono a tre leve complementari: investimenti strutturali in adattamento per ridurre la volatilità delle perdite, schemi pubblico-privati di condivisione del rischio per riattivare il pooling e un ripensamento regolatorio del ruolo dell’assicurazione come infrastruttura di resilienza. In assenza di queste risposte, il settore assicurativo continuerà a mappare, e accelerare, la geografia economica del cambiamento climatico, più che a mitigarne gli effetti.