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Assicurazione Marina e Biodiversità Oceanica: un nuovo paradigma di rischio
Cosa è successo?
A gennaio 2026 è entrato formalmente in vigore il Biodiversity Beyond National Jurisdiction Agreement (BBNJ), noto come High Seas Treaty, con 82 ratifiche al momento dell'entrata in vigore, ben oltre la soglia minima di 60 raggiunta il 19 settembre 2025. Il trattato introduce per la prima volta una governance vincolante sulle acque internazionali, incluso l'obbligo di Environmental Impact Assessment (EIA) per attività nell'alto mare. Il quadro si inserisce nel target globale 30x30 della Kunming-Montreal Framework: proteggere il 30% degli oceani entro il 2030. Oggi solo il 9,6% dell'oceano è designato area marina protetta, e appena l'1,5% si trova in alto mare, nonostante l'alto mare copra il 61% della superficie oceanica.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo marino, il BBNJ non è una questione ambientale astratta: è un generatore diretto di nuovi rischi operativi e regolatori. Le nuove aree marine protette che gli Stati dovranno istituire per avvicinarsi al 30x30 modificheranno rotte, imporranno limiti di velocità, restrizioni su scarichi e rumore subacqueo, e richiederanno EIA approvate prima che certi contratti assicurativi possano essere sottoscritti. Il comparto shipping è già nel mirino: è responsabile del 60-90% delle introduzioni di specie esotiche a livello globale, e le collisioni con cetacei rappresentano un rischio crescente di liability. In parallelo, l'IMO ha avanzato nel 2025 uno strumento vincolante sul biofouling, con implicazioni dirette sull'efficienza degli scafi e sulla gestione del rischio tecnico. Gli assicuratori che non integreranno la variabile biodiversità nei propri modelli di sottoscrizione si troveranno esposti a sinistri non modellati e a pressioni regolatorie crescenti, in particolare sotto Solvency II, dove l'ORSA richiede già di identificare i rischi fisici climatici, categoria destinata a estendersi ai rischi ecosistemici.
E adesso?
Per gli operatori assicurativi marini europei si aprono tanto rischi quanto opportunità concrete. Sul fronte del rischio, la crescente granularità dei dati sulla biodiversità (combinata con obblighi di reporting come CSRD, TNFD e ISSB) renderà la due diligence ambientale dei clienti parte integrante del processo di sottoscrizione. Chi non si attrezza oggi subirà una selezione avversa del portafoglio. Sul fronte dell'opportunità, gli assicuratori con dati di flotta, strumenti di monitoraggio real-time e expertise in loss prevention possono trasformare la compliance ambientale in un servizio a valore aggiunto per armatori e operatori, differenziandosi su una dimensione non ancora commoditizzata. Il modello dei Poseidon Principles sul clima indica la strada: un framework settoriale condiviso di metriche sulla biodiversità marina potrebbe diventare lo standard di riferimento entro il 2030. I prossimi quattro anni sono la finestra utile per posizionarsi. Chi aspetta accumula un ritardo difficile da recuperare.
Fonte: https://gard.no/en/insights/shipping-and-biodiversity-heres-how-marine-insurance-can-help/