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Assicurare la natura: perché il settore dovrà spostarsi da risk transfer a risk prevention
Cosa è successo?
Il Living Planet Report 2024 – A System in Peril del World Wide Fund for Nature mette in evidenza uno squilibrio finanziario strutturale alla base della crisi ecologica. Ogni anno, circa 7.000 miliardi di dollari di flussi finanziari globali continuano a danneggiare la natura, mentre i finanziamenti positivi per soluzioni basate sugli ecosistemi si fermano a circa 200 miliardi. Il dato chiave è che basterebbe riallocare il 7,7% dei flussi dannosi per colmare interamente il gap di finanziamento delle nature-based solutions. Secondo il rapporto, queste soluzioni potrebbero ridurre le emissioni globali del 10–19% all’anno, rafforzando allo stesso tempo la resilienza a eventi estremi come alluvioni, ondate di calore e siccità.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo implica un cambio di paradigma. In un contesto di degrado degli ecosistemi, la semplice riprezzatura del rischio non è sostenibile: l’erosione della natura riduce direttamente il valore assicurabile degli asset e aumenta la frequenza e la correlazione delle perdite. La redditività di lungo periodo dipende quindi sempre meno dal risk transfer puro e sempre più dalla riduzione strutturale del rischio. Prevenzione, resilienza e protezione degli ecosistemi diventano condizioni necessarie per mantenere l’assicurabilità stessa.
E adesso?
Si apre uno spazio di crescita per coperture parametriche, resilience bonds e pool pubblico-privati legati al ripristino ambientale. Gli assicuratori sono spinti a evolvere in risk engineer e allocatori di capitale, allineando underwriting e profittabilità alla tutela degli ecosistemi. In questo modello, proteggere la natura non è più solo sostenibilità: è una strategia industriale per preservare il bilancio assicurativo nel tempo.
Fonte: https://wwflpr.awsassets.panda.org/downloads/2024-living-planet-report-a-system-in-peril.pdf