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Asset management: la dipendenza europea dagli USA diventa rischio strategico anche per gli assicuratori
Asset management: la dipendenza europea dagli USA diventa rischio strategico anche per gli assicuratori
Cosa è successo?
Il policy brief “Risks for Europe of US dominance of global asset management” di Bruegel evidenzia una crescita strutturale del peso dei gestori statunitensi nel mercato europeo. La quota dei player USA sugli asset under management in Europa è salita dal 40% nel 2021 al 47% stimato nel 2026, mentre quella dei gestori europei è in calo. Il punto non è solo industriale ma strategico: pension funds e compagnie assicurative sono tra i principali clienti degli asset manager, e quindi affidano sempre più l’allocazione del proprio capitale a operatori che, secondo il brief, mostrano un approccio meno allineato alle priorità europee su sostenibilità e stewardship. Il divario è netto anche sul voto assembleare: i gestori europei continuano a sostenere in larga misura le risoluzioni ambientali e sociali, mentre quelli americani votano sempre più spesso contro.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, il tema è duplice. Da un lato, cresce un rischio di disallineamento strategico: le compagnie europee possono trovarsi con portafogli gestiti secondo logiche coerenti con il mercato USA, ma meno compatibili con gli obiettivi europei di finanza sostenibile, transizione climatica e gestione dei rischi sistemici di lungo periodo. Dall’altro, emerge un rischio di governance e supervisione: i grandi asset manager operano in Europa con modelli hub-and-spoke centrati su Dublino e Lussemburgo, che rendono più difficile una vigilanza efficace da parte delle autorità nazionali. Per assicuratori che investono su orizzonti lunghi e sono esposti a rischi non diversificabili come clima, biodiversità e instabilità sociale, la qualità della stewardship non è un tema reputazionale ma un driver diretto di performance e rischio.
E adesso?
Per gli assicuratori europei, diventa essenziale trattare la scelta dell’asset manager come una decisione strategica, non solo di costo. Questo implica valutare i gestori anche su qualità della stewardship, allineamento ESG di lungo periodo e capacità di supportare obiettivi europei di allocazione del capitale. In parallelo, il brief suggerisce una traiettoria regolatoria chiara: rafforzare gli obblighi di trasparenza sul voto, attribuire a ESMA un ruolo di supervisione più centrale e sostenere una maggiore capacità europea nell’asset management. In prospettiva, per compagnie come Generali e per gli investitori istituzionali europei, il rischio non è solo dipendere da pochi grandi gestori globali, ma perdere la capacità di indirizzare il risparmio europeo verso priorità economiche e strategiche coerenti con il contesto UE.
*Fonte+
https://www.bruegel.org/policy-brief/risks-europe-us-dominance-global-asset-management