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APAC: il rischio climatico è riconosciuto, ma non integrato

APAC: il rischio climatico è riconosciuto, ma non integrato

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APAC: il rischio climatico è riconosciuto, ma non integrato

Cosa è successo?

Un’indagine di MSCI su 50 tra i maggiori assicuratori P&C globali evidenzia una frattura netta nel mercato APAC: consapevolezza elevata del rischio climatico fisico, ma integrazione ancora limitata nei modelli operativi. Il 100% degli assicuratori APAC segnala preoccupazione moderata-alta per l’impatto sistemico del climate risk, sopra la media globale (88%), ma il 63% è ancora in fase iniziale o intermedia nell’integrazione nei framework di underwriting, capital allocation e risk management. Sul lato sinistri, il dato è già materiale: secondo Swiss Re, nel 2025 le perdite assicurate da catastrofi naturali hanno raggiunto $107 miliardi, con il 92% attribuito a rischi “secondari” (alluvioni, tempeste, incendi). Le perdite economiche totali sono state $220 miliardi, con solo il 49% assicurato, record storico, ma ancora con protection gap elevato nei mercati emergenti (fino al 90%).

Perché è importante?

Per il settore assicurativo, il punto non è più se il rischio climatico sia rilevante, ma quanto velocemente viene internalizzato nei modelli. Il gap APAC è evidente rispetto all’Europa: solo il 36% degli assicuratori APAC integra il rischio fisico nel risk management complessivo (vs 68% Europa), e appena il 23% considera l’underwriting “ben preparato” (vs 79%). Questo crea una distorsione critica: il rischio cresce più velocemente della capacità di pricing e selezione. Il risultato è duplice. Da un lato, sottoprezzamento del rischio e compressione dei margini; dall’altro, rischio di repricing brusco che può rendere le coperture inaccessibili. Inoltre, il climate risk si sta spostando da rischio tecnico a rischio finanziario sistemico, impattando capitale, solvibilità e stabilità del sistema assicurativo nel suo complesso.

E adesso?

La sfida per gli assicuratori APAC è passare da “awareness” a integrazione operativa. Tre leve emergono come decisive. Primo, embedding nei modelli: integrare il rischio climatico fisico nei modelli attuariali, nei pricing engine e nei capital framework, superando l’approccio siloed dell’underwriting. Secondo, governance: collegare obiettivi climatici a incentivi manageriali (remunerazione, KPI), oggi quasi assenti, per allineare decision-making e rischio reale. Terzo, innovazione di prodotto: sviluppare soluzioni parametriche e modelli di copertura ibridi per mantenere l’assicurabilità in contesti di rischio crescente. In parallelo, il ruolo dei regolatori sarà determinante: la pressione su disclosure, board accountability e stress test climatici aumenterà. Chi anticipa questa transizione costruisce vantaggio competitivo; chi resta indietro rischia di trovarsi esposto a un repricing sistemico del rischio climatico già in atto.

Fonte

https://insuranceasia.com/insurance/expert-opinion/how-can-apac-insurers-close-gap-climate-risk-readiness

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