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Africa, nuovo ciclo di funding: più debito, più struttura, meno equity “a scatola chiusa”
Cosa è successo?
Dopo il picco del 2021, quando il venture capital in Africa era trainato quasi esclusivamente da equity e fintech, il ciclo 2025 segna un cambio strutturale. Oltre 1 miliardo di dollari è transitato attraverso strumenti non equity, con il debito che ha raggiunto circa 1,6 miliardi, il livello più alto mai registrato sul continente. Parallelamente, il cleantech ha superato il fintech in raccolta complessiva. Gli investitori stanno ristrutturando il rischio: maggiore attenzione a convertibilità valutaria, flussi di cassa e strumenti strutturati, con erogazioni scaglionate e pagamenti diretti offshore per ridurre esposizione FX e colli di bottiglia nei rimpatri.
Perché è importante?
Il cambiamento va oltre una semplice rotazione settoriale. La priorità si sposta da “crescita prima, disciplina dopo” a controllo, sequenziamento e visibilità sui margini. I rischi di convertibilità in mercati come Nigeria ed Egitto (tra liquidità in dollari, spread tra tasso ufficiale e parallelo e ritardi nei rimpatri) diventano centrali nell’underwriting. Al contempo, l’informalità di molti mercati retail rende difficile modellizzare margini futuri, mentre settori come energia e sanità offrono una base di domanda più prevedibile e difendibile.
E adesso?
Il prossimo ciclo sembra orientato verso infrastrutture fisiche e “infrastruttura umana”, in particolare healthcare e supply chain farmaceutiche, dove la domanda è strutturalmente meno elastica. Con il 70–90% dei farmaci ancora importato in molti Paesi africani, l’investimento in produzione locale e distribuzione diventa leva di stabilità economica oltre che sanitaria. In questo contesto, il capitale non si ritira dall’Africa: si struttura, si protegge dal rischio valutario e privilegia asset con ricavi modellizzabili e resilienza macroeconomica.
Fonte: https://thecondia.com/africa-recession-proof-investing/