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Africa industriale: l’energia diventa il vero rischio assicurativo
Cosa è successo?
Il rapporto Stepping Up the Value Chain in Africa dell’International Energy Agency evidenzia che il principale collo di bottiglia della transizione industriale africana non è la disponibilità di minerali, ma il costo e l’affidabilità dell’energia. Nei processi di raffinazione dei minerali, l’energia pesa in modo sproporzionato: circa il 44% dei costi operativi post-mining nella raffinazione del rame, con prezzi energetici mediamente più alti del 25% rispetto all’America Latina, spesso a causa di reti elettriche instabili e ricorso a generatori diesel. Il rischio è strutturale: i costi iniziali di capitale per impianti di raffinazione del rame in Africa sono oltre quattro volte superiori alla media globale e circa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso affidabile all’elettricità.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, la volatilità dei costi energetici e le interruzioni di fornitura diventano il principale driver di perdita per i nuovi asset industriali africani, più rilevante di manodopera o input materiali. Questo si traduce in maggiore probabilità di business interruption, guasti ai macchinari e sinistri cumulativi che stressano i bilanci.
E adesso?
L’insurabilità dipenderà dalla resilienza energetica dei progetti. Gli assicuratori dovranno differenziare pricing e capacità premiando impianti supportati da rinnovabili, PPAs di lungo termine o produzione captive. Parametriche, coassicurazioni pubblico-private ed esclusioni legate all’energia diventeranno strumenti centrali. In Africa, senza energia stabile non c’è underwriting sostenibile.