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8 cose da sapere sul ddl Difesa in discussione in Parlamento, tra riorganizzazione interforze e nuove regole su cyber e droni

Cos’è successo
Il 24 settembre 2026 il Servizio Studi di Camera e Senato ha pubblicato il dossier sull’A.S. 2028, disegno di legge del Governo "Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale". Il testo ha 15 articoli e modifica soprattutto il Codice dell’ordinamento militare. È il veicolo legislativo della riforma annunciata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, in discussione domani in Parlamento: più integrazione tra Forze armate, più velocità sulle procedure, più strumenti su cyber e sistemi senza equipaggio.
Sull’organizzazione, il ministero ha tra le priorità la promozione della "cultura della difesa" e della memoria storica (monumenti e sacrari). A ciò si aggiunge lo sdoppiamento del Vice-Capo di Stato maggiore della Difesa: uno resta nello Stato maggiore, l’altro comanda il COVI (Comando Operativo di Vertice Interforze). Il Comitato dei capi di Stato maggiore (Esercito, Marina e Aeronautica) diventa "Comitato dei capi". Nascono poi un centro interforze per il combattimento e la minaccia ibrida e il "Comando interforze Cyber-Intel" che va a sostituire il reparto informazioni e sicurezza (RIS, da non confondere con il reparto dei Carabinieri). Le commissioni di avanzamento degli ufficiali diventano poi interforze; dal grado di maggiore in su servirà un periodo minimo in enti interforze (un anno all’inizio, due dal 2033) per salire di grado. Per i danni da colpa in addestramento o missione all’estero si potrà citare direttamente il ministero, che poi si rivale sul militare.
Su droni e navi vengono adottate regole di registrazione, responsabilità e volo per mezzi senza pilota. In caso di crisi, il ministero potrà iscrivere temporaneamente navi civili noleggiate nei registri governativi per le proprie attività. Le aree operative/addestrative escono poi dai «luoghi di lavoro» del D.Lgs. 81/2008 se personale e mezzi rispettano le norme tecnico-militari. Relativamente all'area cyber, il ministro definisce lo «spazio cibernetico di interesse nazionale», mentre il Capo di SME (Stato Maggiore Esercito) diventa autorità cyber della Difesa. Sempre in questo dominio, viene introdotto il brevetto di specialista cyber, con ferma iniziale di 5 anni, indennità e premio di 4.300 euro lordi per ogni ferma biennale di rinnovo -- un tentativo di risolvere le storiche difficoltà delle forze armate a reclutare e trattenere specialisti in questo ambito.
Relativamente alle procedure, i progetti a solo scopo di difesa nazionale possono essere esclusi dalla VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) con decreto del ministro della Difesa (Ambiente e Cultura vengono solo consultati). La Difesa potrà inoltre fare da tramite per vendite di armamenti a Stati esteri (come avviene negli Stati Uniti), con l'apertura di un conto speciale e la possibilità di permute: i ministeri degli Esteri e dell'Economia vengono solo consultati, perdendo quindi un'influenza diretta sul processo. Per accelerare la modernizzazione, il ministero accetta collaudi esterni accreditati e riconosciuti quando i centri interni sono saturi. Viene inoltre istituito un fondo per la ricerca militare da 10 milioni l’anno dal 2026. Infine, relativamente agli appalti, si fa maggiore ricorso alla procedura senza bando per urgenza e viene istituita una procedura per la prototipizzazione rapida, volta ad abbattere i tempi per lo sviluppo di tecnologie.
Perché conta
Il documento è importante per due ragioni.
- La riforma rappresenta una trasformazione epocale del ministero della Difesa, che integra percorsi, iniziative e suggerimenti da tempo avanzati o adottati in chiave NATO o da altri alleati (Stati Uniti, Germania e Svezia in testa). Non è quindi un maxi-finanziamento: si tratta di una riorganizzazione significativa;
- La Difesa accelera procurement, export e prototipi e cerca di attrarre e trattenere specialisti cyber che il privato paga storicamente di più. Gli altri ministeri perdono veto o, quanto meno, influenza sulle questioni di difesa nazionale: Esteri, Ambiente ed Economia.
Adesso
- Il Parlamento dovrà esaminare il testo: i punti più contestabili saranno le questioni ambientali e relative all'export, a cui si aggiunge lo statuto speciale delle zone addestrative: questioni tecniche di rilevanza politica, e sulle quali è facile aspettarsi resistenze, discussioni ed eventualmente cambiamenti;
- Lo Stato maggiore dovrà costruire davvero COVI, Cyber-Intel e il percorso interforze di carriera, altrimenti resterebbe una riforma cartacea. Questa costruzione non potrà che partire con la prossima legislatura;
- Sul medio termine, il ddl è il complemento italiano di Omnibus UE e NATO 3.0: più velocità nazionale tramite procedure, selezione e organizzazione. Se i fondi restano quelli già in bilancio, l’Italia avrà regole più agili ma non automaticamente più munizioni, più droni o più uomini.