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6 ore a settimana, la riforma dei medici di base si ferma sul nodo del turno nelle Case di Comunità

Cos’è successo
Il governo ha aperto il cantiere sulla riforma della medicina generale, dentro il più ampio riordino del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo è rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nell’assistenza territoriale.
La proposta più discussa è il modello a "doppio canale": mantenere la convenzione come via ordinaria, ma prevedere anche la possibilità, non generalizzata, di passare alla dipendenza dal SSN per funzioni più strutturate nelle Case di Comunità. Quel disegno si è però fermato davanti alle resistenze politiche e professionali. Il compromesso oggi passa dal contratto: i medici di medicina generale dovrebbero svolgere fino a 6 ore settimanali per 48 settimane l’anno nelle Case di Comunità, tra le 8 e le 20, con turni di almeno 3 ore continuative.
Perché conta
- Il nodo non è solo contrattuale. La vera domanda è se il territorio riesca a garantire continuità, prevenzione, gestione della cronicità e accesso a bassa complessità prima che tutto finisca in pronto soccorso;
- Le Case di Comunità rischiano di restare scatole vuote. Il PNRR ha finanziato strutture e modelli organizzativi, ma senza professionisti, orari, responsabilità e dati condivisi, l’infrastruttura resta debole;
- Il rapporto fiduciario va preservato, ma non basta più. La medicina generale italiana si fonda sulla relazione medico-paziente. Ma anziani, cronicità multiple, salute mentale e fragilità sociali richiedono anche équipe, infermieri, specialisti e integrazione digitale.
Adesso
- Scenario prudente: più presenza, poca trasformazione. Le 6 ore settimanali possono aiutare a rendere operative le Case di Comunità, ma difficilmente bastano da sole a cambiare la medicina territoriale;
- Scenario forte: primo passo verso un modello integrato. Se quelle ore saranno usate per presa in carico, cronicità, prevenzione e lavoro multiprofessionale, il compromesso può diventare una base utile;
- La metrica da monitorare sarà l’effetto sul paziente. Non basta contare quante ore i medici passano nelle Case di Comunità. Bisogna misurare accessi evitabili al pronto soccorso, tempi di presa in carico, gestione delle cronicità e continuità assistenziale.
La domanda di policy non è solo se il medico di base debba cambiare contratto. È se la medicina generale italiana riesca a diventare una vera infrastruttura territoriale, senza perdere il rapporto fiduciario che l’ha resa centrale nel SSN.