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30 dei 32 Paesi Nato oggi aderiscono alla Corte Penale Internazionale, mentre gli Stati Uniti chiedono agli alleati di smantellarla

Cos’è successo
Gli Stati Uniti hanno tentato di arruolare i propri alleati Nato in una campagna per "smantellare sistematicamente" la Corte Penale Internazionale (CPI), mettendo ulteriormente sotto pressione relazioni transatlantiche già tese. Durante una riunione a porte chiuse dei 32 ambasciatori Nato a Bruxelles, a metà luglio, l'inviato statunitense Matthew Whitaker ha chiesto ai Paesi dell'Alleanza di aiutare a smontare l'organismo internazionale, esortandoli a lasciare lo Statuto di Roma, il documento fondativo della CPI, secondo tre diplomatici Nato che hanno parlato in anonimato. Whitaker ha concluso il proprio intervento dicendo: "Osserveremo attentamente chi sta con l'America".
In parallelo, la missione statunitense ha inviato un documento alle delegazioni NATO in cui si legge: "Gli Stati Uniti smantelleranno sistematicamente le capacità della CPI [...] vi chiediamo con fermezza di adottare immediatamente misure per ritirarvi", oltre a spingere gli alleati a "esaminare la minaccia" rappresentata dalla Corte per i propri Paesi, "condannare pubblicamente" il suo "eccesso di potere" e "cessare immediatamente" ogni sostegno materiale alla Corte. Sebbene la NATO non sia firmataria del trattato istitutivo della Corte, tutti i membri dell'Alleanza tranne Turchia e Stati Uniti ne fanno parte, ovvero 30 Paesi su 32.
Perché conta
La spinta contro la CPI si inserisce in una campagna più ampia dell'amministrazione Trump contro le istituzioni e le regole internazionali percepite come un limite alla libertà d'azione americana.
- La mossa nasce dal timore di procedimenti contro funzionari americani: la pressione sugli alleati affinché abbandonino la Corte è motivata dalla preoccupazione statunitense che propri funzionari possano affrontare procedimenti per crimini di guerra; il segretario di Stato Marco Rubio ha lanciato la campagna questa estate, accusando la Corte di violare la sovranità americana: "La CPI e i suoi amici stanno conducendo una guerra contro il nostro Paese non con proiettili o missili ma con statuti, trattati e la forza del cosiddetto diritto internazionale. Se credono di poterci privare della nostra sovranità, insegneremo loro il pieno significato della determinazione americana";
- Non è un caso isolato ma parte di un pattern più ampio di ritiro dalle istituzioni multilaterali: la Casa Bianca ha già avviato l'uscita dall'Accordo di Parigi sul clima, si è ritirata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha posto fine alla partecipazione statunitense al Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU e ha fatto pressione sulle aziende affinché boicottassero il summit spaziale di Parigi di questa settimana, oltre ad aver avviato una serie di guerre commerciali;
- Francia e Paesi Bassi hanno già preso posizione contraria: alla richiesta di Whitaker, sollevata come punto laterale all'ordine del giorno di una riunione altrimenti ordinaria, Francia e Paesi Bassi hanno difeso la CPI e segnalato la propria opposizione alla mossa; la delegazione francese ha ribadito "il sostegno incrollabile della Francia alla CPI", mentre quella olandese ha richiamato le dichiarazioni del ministro degli Esteri Tom Berendsen secondo cui i Paesi Bassi sostengono "pienamente" la Corte.
Adesso
- Washington ha già sanzionato i vertici della Corte: il mese scorso gli Stati Uniti hanno sanzionato alti funzionari della CPI, inclusa la presidente Tomoko Akane, e il Dipartimento di Stato ha promesso un "controllo maggiore delle nazioni che rifiutano di respingere la falsa autorità della CPI pur facendo affidamento sull'assistenza statunitense";
- La pressione prosegue anche su canali bilaterali: secondo due dei diplomatici, gli inviati americani hanno sollevato la questione anche in incontri bilaterali con i singoli Paesi europei, ampliando il fronte oltre la sola sede Nato;
- La campagna si inserisce in una più ampia revisione dei rapporti di forza nell'Alleanza: la richiesta sulla CPI arriva sullo sfondo dell'iniziativa statunitense soprannominata "Nato 3.0", pensata per far assumere a Europa e Canada maggiore responsabilità sulla propria difesa; un questionario inviato ai Paesi Nato il mese scorso per conoscere le loro posizioni sulla politica estera americana, incluso il Medio Oriente, è stato visto da alcuni come un tentativo di costringerli ad allinearsi in cambio della protezione statunitense, anche se secondo i due diplomatici è improbabile che Washington intendesse usare la richiesta sulla CPI con lo stesso scopo coercitivo, trattandosi di un punto laterale sollevato all'interno di una discussione più ampia.