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3 aggiornamenti per l'Industrial Accelerator Act: il Consiglio Ue lascia intatte le percentuali e riscrive chi decide come applicarle

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3 aggiornamenti per l'Industrial Accelerator Act: il Consiglio Ue lascia intatte le percentuali e riscrive chi decide come applicarle

Cos’è successo

Una bozza della Presidenza Irlandese, visionata da FPS, rivela i dettagli del secondo compromesso sull'Industrial Accelerator Act, all'esame del gruppo Competitività il 9 e 10 settembre prima del Consiglio del 24. Restano invariate le quote che dal 2029 gli enti pubblici dovranno pretendere quando costruiscono o acquistano: almeno un quarto dell'acciaio e dell'alluminio impiegati, e il 5% del calcestruzzo, dovrà essere prodotto nell'Unione e a basse emissioni.

A cambiare è chi decide come quelle quote si applicano. Tre modifiche vanno nella stessa direzione: i partner commerciali entrano in un elenco che approveranno gli Stati membri, l'origine dell'acciaio si àncora al luogo di fusione, la Commissione perde ogni potere di attivarsi da sola sugli investimenti esteri.

Perché conta

Il negoziato di settembre non riguarda quanto sia severa la preferenza europea, ma chi ha il potere di stabilirlo. Il meccanismo meno ovvio è che le tre modifiche più rilevanti spostano decisioni dal regolamento ad atti successivi e dalla Commissione agli Stati membri. Per chi partecipa a gare pubbliche conta meno il regolamento e più elenchi e definizioni ancora da scrivere.

  • L'equiparazione dei partner commerciali non opera più per legge. Finora i materiali da Paesi legati all'Unione da libero scambio, unione doganale o dall'intesa OMC sugli appalti valevano come europei in automatico, salvo esclusione. Ora la Commissione dovrà iscriverli in elenchi entro sei mesi, con una procedura in cui redige il testo ma lo approvano gli Stati membri a maggioranza qualificata, senza voto del Parlamento;
  • L'implicazione meno immediata è che il 25% sull'acciaio cambia valore senza cambiare cifra. L'obbligo di origine europea per l'acciaio c'era già nella proposta della Commissione. Cambia il modo di stabilirla: non più il Paese dell'ultima lavorazione sostanziale secondo le regole doganali, ma quello in cui l'acciaio è stato fuso e colato. Il requisito si àncora a chi produce l'acciaio anziché a chi lo trasforma: effetti opposti per chi fonde in Italia e per chi lamina acciaio importato;
  • Sugli investimenti esteri il regime si irrigidisce mentre sparisce chi può farlo valere. Le condizioni imposte all'investitore estero durano dieci anni invece di cinque e valgono anche per le sue filiali. Ma la Commissione non può più muoversi da sola quando l'operazione supera il miliardo o mette a rischio le forniture: interviene solo se glielo chiede un'autorità nazionale, per suo conto.

Adesso

  • Breve termine (24 settembre): verificare se il Consiglio conserva l'elenco dei Paesi partner e il termine di sei mesi, e se l'accordo copre l'intero testo o solo alcuni capitoli. Da qui dipende quando chi progetta gare pubbliche avrà regole stabili;
  • Medio termine (2027): seguire il nuovo potere della Commissione di modificare con atti successivi tempi e quote, e la clausola che rinvia l'avvio del 2029 se le regole tecniche su cosa conta come basse emissioni non arrivano sei mesi prima. L'esito determina se il 2029 regge come data di riferimento;
  • Lungo termine (dal 2029): la clausola di revisione tiene aperta l'estensione dei requisiti d'origine a cantieristica navale e materiale rotabile. Su questo si misura se la preferenza resta sui materiali di base o raggiunge filiere in cui l'Italia è consolidata.

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