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18 Paesi coinvolti e 4 miliardi mobilitati, la Commissione Esteri fa il punto sul Piano Mattei

Cos’è successo
La Commissione Affari Esteri della Camera ha esaminato il 14 luglio la terza Relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei, aggiornata al 30 giugno 2026 e trasmessa dal Governo alle Camere lo scorso 2 luglio. Rispetto alla relazione dello scorso anno, che descriveva ancora una fase di costruzione della governance, il documento presenta il Piano come uno strumento "operativo e funzionante", a due anni e mezzo dal lancio del gennaio 2024.
Il raggio d'azione geografico si è ampliato in modo significativo: dai 9 Paesi pilota del 2024 si è passati ai 14 del 2025 e agli attuali 18, grazie all'ingresso di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia, deciso dalla Cabina di regia lo scorso marzo. Sul piano finanziario, la leva mobilitata attraverso SACE è raddoppiata da circa 2 a oltre 4 miliardi di euro, mentre i finanziamenti deliberati a valere sul Fondo per il clima sono passati da 265 milioni a 1,2 miliardi, e la conversione del debito già avviata ha raggiunto i 269 milioni. L'acqua è stata designata priorità tematica del 2026, in linea con l'agenda dell'Unione Africana.
Perché conta
Il salto di scala descritto nella Relazione riguarda tanto i numeri quanto l'architettura istituzionale e finanziaria costruita attorno al Piano.
- Il Comitato Tecnico del Fondo per il clima ha accelerato l'attività: nell'anno preso in esame dal documento, tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, il Comitato si è riunito 19 volte, approvando 15 interventi in Africa per un valore complessivo di 936,7 milioni di euro sui 1,2 miliardi totali deliberati dalla sua costituzione.
- Il debito estero africano resta la cornice critica su cui si innesta l'iniziativa italiana: almeno 22 Paesi africani si trovano in situazione di stress debitorio o ad alto rischio, con un debito estero complessivo del continente che supera i 1.000 miliardi di dollari, un contesto che rende la conversione del debito avviata dall'Italia, seppur per ora limitata, un tassello di un problema strutturale molto più ampio.
- Il modello italiano viene ora citato come riferimento da altri Paesi europei: secondo la Relazione, l'approccio del Piano Mattei, fondato su partenariato e co-progettazione anziché su logiche assistenzialistiche, avrebbe influenzato le strategie africane successivamente adottate da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, oltre a essere stato formalmente raccordato con il Global Gateway europeo nel vertice di Roma del 20 giugno 2025.
Adesso
- Il Plafond Africa di Cassa Depositi e Prestiti ha ancora margine operativo: a fronte di una dotazione fino a 500 milioni di euro con garanzia statale all'80%, nel 2025 sono state deliberate operazioni per 160 milioni tra Egitto e undici Paesi africani, lasciando una disponibilità residua di circa 320 milioni al 30 giugno 2026;
- La conversione del debito punta a un orizzonte decennale: l'iniziativa prevede nei prossimi dieci anni la conversione dell'intero debito dei Paesi meno sviluppati partner e una riduzione del 50% per quelli a reddito medio-basso, un percorso appena avviato con i 269 milioni già convertiti;
- La Corte dei conti ha già validato la governance del Fondo per il clima: con la deliberazione n. 45/2026/G del 4 maggio, la Sezione centrale di controllo ha espresso una valutazione favorevole sul ruolo della Struttura di Missione, aprendo la strada a un possibile ulteriore ampliamento della pipeline di progetti per il 2026 già segnalato nella Relazione come merito dell'azione della rete diplomatica del MAECI.