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17 mln di persone negli Usa con allergie alimentari non hanno cure: GSK investe 2,2 mld per un farmaco che impedisce al sistema immunitario di reagire

Cos’è successo
A gennaio 2026 GSK ha annunciato l'acquisizione di RAPT Therapeutics per circa 2,2 miliardi di dollari. Al centro dell'operazione c'è ozureprubart, un anticorpo anti-IgE a lunga durata d'azione in sviluppo per allergie alimentari a latte, uova, arachidi, anacardi e altra frutta secca. Il farmaco potrebbe essere somministrato ogni 12 settimane, contro le iniezioni ogni 2-4 settimane richieste dall'attuale riferimento di mercato, Xolair.
Dietro il deal c'è un dato semplice: negli Stati Uniti oltre 17 milioni di persone convivono con una diagnosi di allergia alimentare. Un problema che fino a pochi anni fa veniva gestito quasi esclusivamente attraverso evitamento degli alimenti a rischio e disponibilità di adrenalina in caso di emergenza.
Perché conta
Le allergie alimentari stanno cambiando categoria. Per anni sono state considerate un problema di gestione del rischio: leggere etichette, evitare esposizioni accidentali, portare con sé farmaci di emergenza. Oggi iniziano a essere trattate come una vera area terapeutica.
- Si passa dalla reazione alla prevenzione. La logica tradizionale era intervenire quando la reazione allergica si verificava. I nuovi anticorpi puntano invece a ridurre il rischio che quella reazione avvenga;
- Big Pharma vede un mercato ancora poco servito. Quando aziende come GSK investono miliardi in un'area terapeutica, raramente stanno scommettendo su un singolo prodotto. Più spesso stanno anticipando la crescita di un intero settore;
- La prevalenza è in aumento. In molti Paesi occidentali le allergie alimentari pediatriche sono cresciute negli ultimi decenni. Le cause restano oggetto di dibattito, ma il risultato è chiaro: sempre più famiglie convivono con restrizioni alimentari, visite specialistiche e rischio di accessi in pronto soccorso;
- Si apre un nuovo capitolo dell'immunologia. Dopo malattie autoimmuni, dermatite atopica e asma, l'industria sta progressivamente espandendo la capacità di modulare il sistema immunitario verso condizioni che fino a poco tempo fa erano considerate difficili da trattare farmacologicamente.
Adesso
Da monitorare tre aspetti.
- Risultati clinici. La vera domanda non è se i pazienti producono meno reazioni allergiche in laboratorio, ma se diminuiscono realmente gli eventi nella vita quotidiana, a scuola, nei ristoranti e nelle esposizioni accidentali;
- Accesso e sostenibilità. Se queste terapie diventeranno croniche, payer e sistemi sanitari dovranno decidere quali pazienti trattare e con quali criteri;
- Espansione delle indicazioni. Le allergie alimentari potrebbero rappresentare solo il primo passo. Le stesse piattaforme immunologiche potrebbero trovare applicazione in altre patologie allergiche e infiammatorie.
La domanda di fondo è più ampia della singola acquisizione. Per decenni le allergie alimentari sono state gestite come un problema di comportamento: evitare il rischio e prepararsi all'emergenza. Big Pharma sta scommettendo su uno scenario diverso, in cui diventano una malattia da trattare attivamente. Se avrà ragione, assisteremo alla nascita di una nuova area terapeutica, non semplicemente all'arrivo di un nuovo farmaco.