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1 caso di demenza su 3 potrebbe essere prevenibile e un test del sangue può rilevare l'Alzheimer decenni prima dei sintomi

Cos’è successo
Secondo la Commissione Lancet sulla prevenzione della demenza, fino a un caso di demenza su tre potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili. Parallelamente, una nuova generazione di test del sangue per l’Alzheimer sta accelerando il passaggio verso una diagnosi sempre più precoce.
Fino a pochi anni fa identificare i biomarcatori della malattia richiedeva PET cerebrali o punture lombari. Oggi diversi test ematici sono in grado di misurare proteine associate all'accumulo di beta-amiloide e tau con livelli di accuratezza sempre maggiori. La novità non è soltanto tecnologica. Per la prima volta diventa realistico immaginare che milioni di persone possano conoscere il proprio rischio biologico di Alzheimer anni, o addirittura decenni, prima della comparsa dei sintomi.
Perché conta
- La neurologia segue la strada già percorsa da oncologia e cardiologia. La diagnosi si sposta progressivamente dalla fase sintomatica all'identificazione precoce del rischio;
- I nuovi farmaci rendono utile una diagnosi anticipata. Le terapie anti-amiloide oggi disponibili sembrano funzionare soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, aumentando il valore di una diagnosi precoce;
- Cambia il concetto stesso di malattia. Se una persona presenta biomarcatori positivi ma nessun sintomo, è malata o semplicemente a rischio? La risposta influenzerà screening, accesso alle cure e politiche sanitarie.
Adesso
- I test del sangue potrebbero entrare nella pratica clinica ordinaria. Il vero obiettivo è renderli accessibili ben oltre i centri specialistici;
- Servirà capire chi testare. Uno screening universale sarebbe difficilmente sostenibile; più probabile un approccio progressivo basato sul rischio;
- La prevenzione acquista un nuovo ruolo. Se il rischio può essere identificato anni prima, interventi su attività fisica, fattori cardiovascolari e stili di vita potrebbero diventare parte integrante della strategia contro la demenza.
La questione di fondo è che l'Alzheimer sta smettendo di essere una malattia che si diagnostica quando compaiono i sintomi. Sta diventando una condizione biologica che può essere individuata molto prima. E quando la diagnosi arriva prima della malattia, cambia l'intero modello di prevenzione e cura.