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Venezuela e transizione energetica: un grande shock fossile che rischia di frenare il cambiamento

2 min di lettura

Cosa è successo?

Secondo la J.P. Morgan Global Research note “Venezuela: Impact on Oil and LNG Markets”, la possibile ripresa produttiva del settore petrolifero venezuelano rappresenta una delle più grandi fonti di shock positivo dell’offerta fossile nel breve termine. La Venezuela detiene le più vaste riserve petrolifere provate al mondo, con circa 303 miliardi di barili riconosciuti, pari a circa il 17% delle riserve globali. Con una transizione politica e investimenti sostenuti, la ricerca stima che la produzione (oggi molto bassa rispetto al potenziale) potrebbe salire da circa 0,8–1,1 milioni di barili al giorno a 1,3–1,4 mbd entro 2 anni, e fino a 2,5 mbd nell’arco di un decennio. Questa prospettiva è descritta come uno dei principali “upside risks” per l’offerta globale di petrolio nei prossimi anni.

Perché è importante?

Se confermata, la crescita della produzione venezuelana avrebbe effetti tangibili sui mercati energetici globali: aumenterebbe l’offerta di greggio su scala significativa e metterebbe pressione al ribasso sui prezzi del petrolio rispetto a quanto atteso senza questa dinamica. Prezzi più bassi e più stabili nel breve periodo allentano il segnale di prezzo che spinge verso la decarbonizzazione, ovvero, riducono l’urgenza economica di passare rapidamente a tecnologie a zero carbonio come veicoli elettrici o rinnovabili, nonché gli investimenti in efficienza energetica.

E adesso?

Questa dinamica rende la transizione energetica più difficile da realizzare nel breve termine: la pressione politica e sociale per soluzioni di energia a basso costo può indurre consumatori e decisori pubblici a ritardare le scelte di fuel switching e a mantenere relazioni infrastrutturali e normative favorevoli ai combustibili fossili. Per mantenere il percorso verso gli obiettivi climatici è quindi cruciale che le politiche di mitigazione del cambiamento climatico compensino l’effetto destabilizzante di un ampliamento dell’offerta petrolifera, rafforzando al contempo incentivi fiscali, infrastrutturali e regolatori per le tecnologie pulite.

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