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Urea +53,7% e ammoniaca +20%: l'Ue pronta a dirottare 4 mld dell'ETS agli agricoltori dopo la crisi di Hormuz

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Urea +53,7% e ammoniaca +20%: l'Ue pronta a dirottare 4 mld dell'ETS agli agricoltori dopo la crisi di Hormuz

Cos’è successo

Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti che nutrono il pianeta: urea, ammoniaca, zolfo, gas naturale. Da quando la crisi ha bloccato il traffico, il prezzo dell'urea ha raggiunto a marzo i 725 dollari per tonnellata, con un incremento del 53,7% rispetto a febbraio, il livello più alto degli ultimi quattro anni. L'ammoniaca ha registrato un rincaro vicino al 20%.

L'Italia non dipende direttamente dal Golfo: gli importatori principali sono Russia e Nord Africa, con l'Egitto che da solo copre il 62% dei volumi e l'Algeria l'11%. Ma i prezzi si formano su mercati globali interconnessi: quando Hormuz si chiude, i listini salgono ovunque. La risposta europea è arrivata: la Commissione si preparerebbe a utilizzare i proventi del sistema ETS, il mercato europeo delle quote di emissione di carbonio, per sovvenzionare gli agricoltori, con una proposta attesa per il 19 maggio.

Perché conta

Finché la sintesi dell'ammoniaca dipende dal gas naturale, che incide fino all'80% sui costi di produzione, ogni shock sulle rotte energetiche globali si trasmette automaticamente ai fertilizzanti e poi ai prezzi alimentari. La Banca Mondiale prevede per il 2026 un aumento dei prezzi dei fertilizzanti del 31%, trainato da un balzo del 60% dell'urea.

  • La soluzione strutturale è l'ammoniaca verde, prodotta da idrogeno ricavato tramite elettrolisi alimentata da rinnovabili, che spezza il legame con il gas e quindi con la geopolitica delle rotte energetiche. Ricercatori dell'EPFL hanno sviluppato un catalizzatore all'uranio in grado di convertire l'azoto gassoso in ammoniaca con un metodo bioispirato, aprendo la strada a una produzione industrialmente scalabile a basse emissioni;
  • Sul piano industriale siamo agli albori: il primo impianto dimostrativo al mondo è operativo in Danimarca dal 2024 con soli 5.000 tonnellate annue, a fronte di un fabbisogno europeo di 24,9 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati l'anno, prodotti internamente solo per 8,7 milioni;
  • Chi investirà prima in produzione domestica di ammoniaca verde acquisisce un vantaggio competitivo permanente. La filiera richiede rinnovabili abbondanti per alimentare elettrolizzatori che producono idrogeno verde, il quale viene poi usato per sintetizzare ammoniaca tramite il processo Haber-Bosch, sostituendo il gas naturale con elettricità pulita. L'Italia dispone di un potenziale solare ed eolico significativo e di una filiera del biometano in crescita, che può contribuire all'alimentazione energetica degli impianti. La finestra per costruire questa capacità è aperta, ma non lo resterà a lungo.

Adesso

  • La proposta ETS del 19 maggio è un sollievo, non una strategia. La Commissione prevede di redirigere circa 4 miliardi di euro di proventi del mercato del carbonio verso gli agricoltori, condizionando la misura a investimenti in fertilizzanti biobased o a basse emissioni. È un precedente politico rilevante, ma non risolve la dipendenza sottostante;
  • I "corridoi per l'ammoniaca verde" sono la posta geopolitica vera. La bozza della Commissione propone accordi con Paesi africani e mediorientali per costruire filiere di ammoniaca verde. Per l'Italia, con il suo posizionamento mediterraneo e le relazioni con il Nord Africa, si apre uno spazio di protagonismo concreto, a condizione di arrivarci con una posizione industriale, non solo diplomatica;
  • Il CBAM rischia di colpire chi dipende dalle importazioni nel momento peggiore. Dal primo gennaio 2026 i fertilizzanti azotati importati da fuori UE sono soggetti alla carbon border tax europea, che impone un costo sulle emissioni incorporate nel prodotto. Con l'urea già a 765 euro per tonnellata a marzo, l'aggravio regolatorio si somma allo shock di mercato.

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