Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA

Un report di Istituto Kiel mette in luce la discrepanza tra la spesa militare dell’UE e la sua efficacia

3 min di lettura

Un nuovo report di Kiel Institute si occupa di analizzare una delle contraddizioni alla base della difesa UE: il fatto che esista una discrepanza tra gli elevati investimenti europei nella difesa e l'effettiva disponibilità di capacità militari reali.

Perché è importante

In base all’analisi, l'Europa risulta sì il secondo investitore mondiale nella difesa dopo gli Stati Uniti, superando la Cina e spendendo circa tre volte più della Russia (Secondo i dati IISS del 2026, la spesa militare europea ha raggiunto circa 550 miliardi di dollari, contro i circa 200 della Cina e i circa 150 della Russia).
Eppure, nonostante gli elevati investimenti, le capacità militari effettive sono ridotte e percepite, dagli altri attori internazionali, come scarsamente efficaci.
Secondo l’analisi, alla base di questa scarsa efficienza ci sono due problemi

  • l’estrema frammentazione nazionale dei sistemi di difesa e la non creazione di un esercito unico europeo (l'Europa utilizza, ad esempio, 14 diversi modelli di carri armati principali rispetto all'unico modello statunitense, e 23 varianti di obici rispetto alle due degli USA, 16 tipi di sottomarini contro le 4 americane; 24 modelli di siluro contro i 3 degli Stati Uniti)
    Questa frammentazione è un problema sia perché frammenta i rifornimenti e ne impedisce l’interoperabilità, sia perché costringe l’industria UE a concentrarsi su volumi piccoli di vari dispositivi (con costi alti), invece di potersi concentrare su ampi volumi di pochi sistemi.
  • il modo in cui questi fondi vengono spesi, ossia in piattaforme e sistemi tradizionali e non in tecnologia e innovazione: questo fa sì che l'Europa abbia sì ampie riserve di munizioni, ma soffra di vuoti critici in settori come lo spazio (fondamentale per l’intelligence) i sistemi missilistici, il cloud militare, il software avanzato e l'intelligenza artificiale.

E adesso?

Per uscire da questo paradosso, gli autori del Kiel Policy Brief propongono un cambio di paradigma radicale

  • Portare la spesa in ricerca e sviluppo ad almeno il 10% di quanto stanziato per la difesa (cosa di cui tra l’altro parla anche il Rapporto Draghi)
  • Contratti di capacità: L'Europa dovrebbe smettere di comprare solo il prodotto e iniziare a finanziare le fabbriche perché siano pronte a scalare in caso di crisi.
  • Concepire il sostegno all'Ucraina non come fatto contingente ma come investimento: attualmente, solo il 6% della spesa europea va al supporto militare per Kiev. Eppure, un euro speso in Ucraina è il più efficiente per la sicurezza europea, poiché permette di integrare innovazioni nate direttamente sul campo di battaglia.
  • Creare un Mercato Unico della Difesa: l'apertura dei mercati nazionali e la centralizzazione degli acquisti sono l'unico modo per ottenere l'economia di scala necessaria a competere con USA e Cina.
  • Eurobond per la Difesa: Finanziare insieme le tecnologie di "bene pubblico europeo" (AI, cloud, satelliti), attraverso l'emissione di bond pari all'1% del PIL (circa 1,8 trilioni di euro in 10 anni) per colmare il gap tecnologico senza pesare sui bilanci sociali dei singoli stati (cosa che in parte va nella direzione opposta a quanto previsto da programma SAFE della Commissione, che consente ai singoli Stati di finanziarsi per tramite della Commissione)

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
SICUREZZA & RESILIENZA

Difesa: il cambio di passo del governo italiano nella politica industriale

SICUREZZA & RESILIENZA

Sicurezza dei minori online: von der Leyen riunisce gruppo di esperti UE

SICUREZZA & RESILIENZA

Iran: l'attacco del sottomarino Usa, il messaggio e la strategia di Washington