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UE, via libera ai primi programmi del fondo SAFE per la difesa comune
Cosa è successo?
Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato i primi programmi nazionali presentati da Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Spagna, Croazia, Portogallo e Romania per accedere ai finanziamenti del fondo SAFE, lo strumento europeo destinato a sostenere l’acquisizione congiunta di sistemi di difesa e il rafforzamento delle capacità militari degli Stati membri. Dopo la valutazione positiva della Commissione europea, si apre così la prima fase di erogazione di prestiti a lungo termine, mentre l’approvazione dei piani presentati da Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia è attesa nelle prossime settimane. Parallelamente, il Consiglio ha autorizzato la firma di un accordo bilaterale con il Canada che consentirà alle imprese canadesi di partecipare agli appalti finanziati dal fondo SAFE, rendendo Ottawa il primo partner extraeuropeo coinvolto nello strumento. L’accordo potrà entrare in applicazione provvisoria dopo la firma, in attesa dell’approvazione definitiva del Parlamento europeo.
Perché è importante?
Il via libera ai primi programmi segna un passaggio concreto nella costruzione di una politica industriale europea della difesa, trasformando la cooperazione militare da coordinamento politico a strumento finanziario operativo. L’acquisto congiunto consente agli Stati membri di ridurre costi, duplicazioni e frammentazione industriale, rafforzando al tempo stesso l’interoperabilità tra le forze armate europee. L’apertura al Canada segnala inoltre una dimensione transatlantica della nuova architettura europea della difesa, con l’obiettivo di integrare filiere industriali e tecnologiche tra partner strategici mantenendo però una base industriale europea più solida e competitiva.
E adesso?
Nei prossimi mesi l’attenzione si sposterà sull’attuazione concreta dei programmi e sulla capacità del fondo SAFE di accelerare progetti industriali comuni, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica. Il successo dello strumento dipenderà dalla rapidità di esecuzione, dal coordinamento tra Stati membri e dalla capacità di trasformare la spesa per la difesa in leva di innovazione e autonomia strategica europea, evitando nuove frammentazioni tra programmi nazionali.