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Ue ferma al 23% di elettrificazione da un decennio, la Commissione punta al 46% entro il 2040 con un risparmio di 260 mld sui combustibili fossili

Cos’è successo
Il tasso di elettrificazione Ue è fermo al 23% dei consumi finali da un decennio, contro oltre il 30% di Cina, Corea e Giappone, ma la crisi di Hormuz potrebbe finalmente fornire lo slancio politico necessario alla svolta.
La barriera principale individuata dalla Commissione europea è il prezzo dell'elettricità: quasi il triplo del gas per le imprese, da abbattere con la macchina fiscale che accompagna il testo. Il nuovo obiettivo di Bruxelles è risparmiare 260 miliardi di euro nelle importazioni di combustibili fossili entro il 2040, con l'elettricità che entro 14 anni dovrebbe rappresentare il 46% del consumo finale di energia in Europa.
Perché conta
Il meccanismo meno ovvio è istituzionale: la proposta legislativa sulle bollette, adottata insieme al piano, ancora il principio “l’elettricità non può essere tassata più del gas” al Regolamento elettricità, spostando la decisione dall'unanimità - che congela la Direttiva sulla tassazione dell'energia dal 2021 - alla maggioranza qualificata. Il rapporto prezzi elettricità/gas diventa così un parametro regolatorio: massimo 2,5 per le famiglie e 2 per l'industria entro il 2030.
- Il parametro sui prezzi è una richiesta di riforma delle bollette nazionali, e l'Italia è nominata. Solo Finlandia e Svezia hanno un rapporto sotto 2, mentre gli Stati con i rapporti più bassi vendono il triplo di pompe di calore. L'Italia tra i cinque Stati con oneri in bolletta elettrica estranei al sistema elettrico;
- La novità più incisiva è un obbligo lato offerta: il meccanismo di mercato per il calore pulito. Quote crescenti di vendite pulite imposte ai produttori cambiano gli incentivi di chi vende - la leva che ha funzionato per veicoli elettrici e rinnovabili. L'Italia sarà il banco di prova naturale per valutarne l’efficacia: nonostante sia, in assoluto, il secondo mercato UE con 432.000 unità vendute nel 2025, sono solo 16,3 le vendite per mille famiglie contro le 46 in Lituania;
- Ne deriva una tensione tra ambizione dichiarata e strumenti effettivi. La sezione industria riannuncia strumenti noti - Banca per la decarbonizzazione da 100 miliardi, acceleratore ETS da 30 - e il meccanismo sul calore è solo “da esplorare” entro il 2027. Se il riequilibrio fiscale non sopravvive al negoziato, il piano ratifica lo status quo.
Adesso
- Breve termine (17 luglio 2026): verificare nel testo adottato se il principio fiscale resta ancorato al Regolamento elettricità e quali vincoli fissa la proposta sulle bollette su oneri di rete e contatori intelligenti (50% al 2030). È la macchina che rende esigibile il parametro. Da qui dipende, per l'Italia, il perimetro della ristrutturazione degli oneri generali di sistema;
- Lungo termine (2027–2030): monitorare se il meccanismo sul calore pulito diventa proposta entro il 2027 e se il rapporto italiano converge verso 2,5/2. Su questo si misura il raddoppio del tasso di installazione di pompe di calore al 2030 e la convenienza dell'elettrificazione per famiglie e imprese italiane.