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L'Ue stanzia almeno 2 miliardi per pesca e acquacoltura nel 2028-2034 mentre il 70% del pesce resta importato

Cos’è successo
La Commissione europea ha presentato oggi la “Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura”, la strategia che definisce la direzione del settore per i prossimi 15 anni. Il comparto impiega oggi oltre 200.000 persone nell’Ue (quasi 124.500 nella pesca, circa 76.000 nell’acquacoltura), più centinaia di migliaia di addetti a valle in trasformazione, distribuzione e vendita al dettaglio.
La strategia nasce da una valutazione della Politica Comune della Pesca (PCP) che ha dato un giudizio contrastante: progressi nella riduzione della sovrapesca, ma performance economica della flotta Ue non migliorata come atteso e produzione di acquacoltura sostanzialmente stagnante. Nel frattempo, il 70% del cibo acquatico consumato nell’Ue continua a provenire da importazioni.
Perché conta
- Il documento ammette un fallimento specifico: l’obbligo di sbarco (che impone di riportare in porto tutte le catture di specie regolamentate) “non ha prodotto i risultati attesi”, specialmente nell’applicazione pratica — la Commissione punta ora su innovazione tecnologica e pesca “pienamente documentata” per monitorare meglio le catture indesiderate, con un dialogo dedicato con gli operatori nel corso dell’anno;
- La transizione energetica del settore procede in due fasi distinte: fino al 2030 l’obiettivo è efficienza energetica, nuove competenze e combustibili puliti già disponibili; dal 2030 in poi si punterà a tecnologie a basse e zero emissioni, sostenute da finanziamenti e modernizzazione della flotta — un percorso che richiederà anche l’aggiornamento delle linee guida del 2014 sul bilanciamento tra capacità di pesca e possibilità di pesca;
- Sul fronte dei finanziamenti, la proposta di bilancio pluriennale Ue 2028-2034 riserva una dotazione minima di 2 miliardi di euro per le funzioni fondamentali della PCP (pesca sostenibile, acquacoltura, ripristino degli ecosistemi marini), a cui gli Stati membri sono incoraggiati ad aggiungere risorse proprie — una cifra che la Commissione stessa descrive come base, da integrare con capitali privati e con il sostegno della Banca Europea per gli Investimenti.
Adesso
- Entro il 2029 la Commissione punta a introdurre la tracciabilità digitale di tutti i prodotti ittici lungo l’intera catena di approvvigionamento, per rafforzare trasparenza e fiducia dei consumatori verso i prodotti Ue rispetto a quelli importati;
- Per l’acquacoltura, l’anno prossimo arriverà una proposta legislativa dedicata (l’EU Initiative on Sustainable Aquaculture) per dare alle imprese un quadro normativo più semplice e coerente in tutta l’Unione — un nodo che oggi frena gli investimenti nel settore, rimasto stagnante nonostante le potenzialità;
- Sempre l’anno prossimo è attesa una strategia di rinnovamento generazionale blu, per attrarre nuove leve in un settore con flotta e manodopera sempre più anziane, mentre sul fronte esterno l’Ue punta a nuovi accordi di partenariato per la pesca sostenibile (SFPA) e al rafforzamento della lotta alla pesca illegale, per ridurre l’esposizione geopolitica legata a quel 70% di dipendenza dalle importazioni.