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Truppe e mezzi da un Paese all'altro in 6 ore in caso di crisi: lo Schengen militare
Cosa è successo
Il 19 novembre 2025 la Commissione europea ha presentato la proposta COM(2025) 847, un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di misure per facilitare il trasporto di equipaggiamento, beni e personale militare attraverso l’Unione europea (e ai suoi confini esterni). Si tratta del cuore del Military Mobility Package 2025, che fa seguito al Joint White Paper for European Defence – Readiness 2030 (marzo 2025) e alla Defence Readiness Roadmap 2030.
L’obiettivo è superare gli ostacoli che ancora oggi rallentano la mobilità militare in Europa: regole nazionali divergenti, procedure frammentate, infrastrutture non adeguate al doppio uso (civile e militare) e scarsa disponibilità condivisa di mezzi di trasporto e logistica.
La proposta introduce norme vincolanti (non più solo linee guida non obbligatorie) per armonizzare le procedure, creare meccanismi di emergenza rapidi, rafforzare le infrastrutture dual-use e istituire un “Solidarity Pool” di capacità di trasporto condivise. È complementare agli sforzi NATO e agli Action Plan precedenti sulla Military Mobility (dal 2018 in poi). E' attualmente in discussione al Parlamento europeo che ha già espresso un forte sostegno: si conta di giungere all'approvazione entro fine anno.
Perché è importante
L’Ue vuole rendere molto più veloce e affidabile lo spostamento di truppe, veicoli, munizioni, aerei o navi da un Paese membro all’altro (o verso i confini esterni) in caso di esercitazioni, operazione o crisi. Oggi questi trasporti spesso richiedono autorizzazioni caso per caso che possono ritardare di giorni o settimane a causa di norme diverse su pesi, dimensioni, merci pericolose, orari di guida, o cabotaggio.
Le novità principali sono quattro:
1)Procedura uniforme per le autorizzazioni transfrontaliere:
• Permessi “standing” (permanenti fino a revoca) per operazioni predefinite.
• Permessi ad hoc rapidi (entro 3 giorni lavorativi, come già previsto dal Pledge 2024).
• Modelli standardizzati e, entro il 2030, un Military Mobility Digital Information System per gestire permessi e formalità doganali in modo digitale.
• Semplificazioni doganali con il modulo UE 302 e esenzioni per merci pericolose e carichi anomali se conformi agli accordi internazionali.
2)European Military Mobility Enhanced Response System (EMERS): un meccanismo di emergenza attivabile dal Consiglio (su proposta della Commissione o richiesta di uno Stato membro) per situazioni urgenti e straordinarie. Dura fino a 12 mesi e prevede:
• Autorizzazione automatica con preavviso di sole 6 ore.
• Priorità di accesso a reti, porti, aeroporti e spazi aerei.
• Deroghe temporanee a norme su orari di guida, restrizioni ambientali, controlli ufficiali, cabotaggio, ecc.
3) Infrastrutture dual-use e resilienza: Viene introdotto il concetto di “corridoi di mobilità militare” e di Strategic Dual-Use Infrastructure (SDI) da proteggere meglio (contro rischi fisici, cyber, proprietà straniera, ecc.). Gli Stati membri dovranno coordinare investimenti per rimuovere colli di bottiglia (es. gallerie troppo basse, binari a scartamento diverso) integrando le esigenze militari nella rete TEN-T (rete transfrontaliera dei trasporti europei).
4) Solidarity Pool e condivisione di capacità: Un registro volontario di mezzi di trasporto e logistica (inclusi asset dual-use civili) che gli Stati possono mettere a disposizione reciproca. La Commissione facilita contratti quadro e, in casi estremi, può prevedere requisizione temporanea con indennizzo. L’obiettivo è aumentare la visibilità e l’uso efficiente delle capacità esistenti senza dover acquistare tutto nuovo.
La proposta modifica anche alcuni regolamenti esistenti (come quelli ferroviari o aeronautici) per integrare meglio le esigenze militari e introduce coordinatori nazionali e un Military Mobility Transport Group per la favorire cooperazione.
E adesso?
Questa iniziativa rafforza la “readiness” dell’Ue e la capacità di agire rapidamente, anche in sostegno all’Ucraina o in scenari di crisi ibrida o convenzionale, e migliora l’interoperabilità con la Nato (gli Alleati ricevono trattamenti equivalenti per i permessi). Si tratta dunque di passo concreto verso una difesa europea più integrata senza creare un esercito unico.
•Gli Stati Membri beneficiano così di maggiore prevedibilità e minori burocrazie, ma anche obblighi di coordinamento, investimenti nelle infrastrutture e partecipazione al Solidarity Pool. I Paesi con infrastrutture critiche (porti, nodi ferroviari, aeroporti) dovranno rafforzarne la resilienza.
•L’impatto sul traffico quotidiano dovrebbe essere minimo e proporzionato (la proposta sottolinea il bilanciamento e la mitigazione). In emergenza, però, potrebbero verificarsi priorità temporanee o deroghe (es. restrizioni di guida o ambientali sospese). Nel lungo termine, gli investimenti dual-use possono portare benefici anche al trasporto civile (per esempio attraverso nuove o migliori infrastrutture terrestri, navali e aeree).
•La proposta ha costi limitati e coperti principalmente con rimodulazione di fondi esistenti. Il sistema digitale dovrebbe essere operativo entro il 2030; la valutazione del regolamento è prevista dopo tre anni dall’entrata in vigore.
In sintesi, si tratta di un’iniziativa tecnica ma strategica: non crea nuove capacità militari dal nulla, ma rimuove gli attriti normativi e infrastrutturali che oggi rendono l’Europa “lenta” nel muovere le forze armate sul proprio territorio. Se approvata, rappresenterà uno dei mattoni più pratici della European Defence Readiness 2030.