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Trump vuole lasciare la Nato. Può farlo davvero?
Cosa è successo
Donald Trump ha minacciato di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato dopo che i membri europei hanno rifiutato di inviare navi per sbloccare lo Stretto di Hormuz, teatro della guerra con l’Iran iniziata il 28 febbraio con raid aerei americani e israeliani. A rendere la vicenda paradossale: Marco Rubio — oggi Segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale — fu uno dei principali sponsor della legge del 2023 che vieta a qualsiasi presidente di ritirare gli Usa dall’Alleanza senza l’approvazione di due terzi del Senato.
Perché è importante
La questione giuridica è tutt’altro che semplice. La Costituzione americana attribuisce al presidente il potere di stipulare trattati internazionali con il consenso del Senato, ma tace sul ritiro. L’articolo 13 del Trattato del Nord Atlantico prevede che qualsiasi membro possa uscire con un anno di preavviso, passando prima dal Senato. Nel frattempo, i precedenti giocano a favore di Trump: in passato i presidenti hanno già ritirato gli Usa da diversi trattati senza il via libera del Congresso, come fece il tycoon nel 2020 con il trattato Open Skies.
Nell’immediato un’uscita formale è però improbabile. Il vero rischio nell’immediato non è dunque legale: è politico. Trump può isolare la Nato, ridurne l’operatività e svuotarla di senso senza firmare nulla.
E adesso?
Secondo il diritto internazionale, un capo di Stato ha generalmente l'autorità di recedere da un trattato, se il trattato consente il ritiro e la nazione aderisce al processo stabilito per il processo che segue. Se la questione dovesse finire in tribunale, la strada per contrastare la decisione di Trump sarebbe in salita. Tra gli ostacoli, la difficoltà di stabilire chi ha la posizione per contestare il ritiro. La Corte Suprema, la cui maggioranza conservatrice spesso si pronuncia a favore di Trump, non ha mai dovuto affrontare un caso simile.