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Trump ordina la riduzione delle esercitazioni Usa-Corea del Sud con 18mila soldati di Seul, giudicate "costose e ostili" verso Pyongyang

Cos’è successo
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Truth Social di aver ordinato al Segretario alla Difesa Pete Hegseth di “ridurre sostanzialmente” le esercitazioni congiunte USA-Corea del Sud (Ulchi Freedom Shield), appena iniziate. Trump ha motivato la decisione con la sua ottima relazione con Kim Jong Un, il leader della Corea del nord definendo il Paese una non-minaccia e giudicando le attuali esercitazioni delle manovre “costose” e “totalmente inappropriate e ostili” verso Pyongyang.
Nello stesso post ha collegato, in maniera ambigua, il rifiuto del presidente sudcoreano Lee Jae Myung di unirsi agli sforzi americani per la “denuclearizzazione” dell’Iran alla decisione presa. Le esercitazioni annuali, a cui partecipano circa 18 mila di soldati sudcoreani e forze USA, sono state a lungo criticate da Pyongyang come prove di guerra. Negli ultimi anni, la Corea del Nord ha rafforzato i legami militari con la Russia (truppe, munizioni e missili inviati a sostegno della guerra in Ucraina) e mantiene rapporti strategici con la Cina.
Perché conta
- La decisione di Trump mescola segnali di apertura verso la Corea del Nord con una chiara pressione su Seul e un possibile tentativo di ricalibrare gli equilibri regionali;
- Implicazioni dirette: indebolisce (almeno simbolicamente) la dimostrazione di forza e interoperabilità dell’alleanza USA-Corea del Sud, regala a Kim un successo diplomatico senza contropartite evidenti e segnala a Seul che il sostegno americano non è scontato se non si allinea su altri teatri (Iran). È rilevante notare che all'interno della Corea del Sud ci sono forti pressioni, storicamente, per migliori rapporti con il Nord: la mossa di Trump sembra voler rafforzare quelle spinte, lasciandole però in balia delle minacce di Pyongyang;
- Possibile obiettivo strategico più ampio: tentare di staccare (o almeno indebolire) il legame militare Nord Corea-Russia, offrendo a Pyongyang un canale diretto con Washington, e/o usare la “carta nordcoreana” in vista di contatti con la Cina.
Adesso
- Nei prossimi giorni e settimane si vedrà quanto concreta sarà la riduzione delle esercitazioni e se Pyongyang risponderà con un segnale positivo (riduzione di test missilistici o apertura a colloqui) oppure continuerà a consolidare i rapporti con Mosca;
- La Corea del Sud dovrà bilanciare il coordinamento con Washington e le proprie esigenze di deterrenza, mentre analisti e alleati regionali (Giappone in particolare) valuteranno se la mossa indebolisca la credibilità della presenza americana in Asia orientale. A livello interno, l'iniziativa rafforza chi dentro la Corea del Sud spinge per migliori rapporti con il Nord, ma lasciandoli senza uno scudo di protezione, obbligando queste fazioni a chiarire quanto queste istanze fossero serie o solo di mero calcolo elettorale;
- Sul medio termine, se Trump riuscirà a riaprire un canale con Kim, potrebbe tentare di limitare il trasferimento di mezzi e uomini dalla Corea del Nord alla Russia; in caso contrario, la riduzione delle esercitazioni rischia di essere letta come un cedimento unilaterale che rafforza ulteriormente l’asse Pyongyang-Mosca-Pechino.