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Trump e l’aumento della spesa militare: rischio calcolato?

3 min di lettura

Cos’è successo

Donald Trump ha annunciato la sua intenzione di aumentare la spesa militare degli Usa del 50%, il che, in termini concreti si tradurrebbe in un aumento dagli attuali 892 miliardi l’anno a circa 1500. In base ai piani di Trump questo aumento di fondi per le risorse militari dovrebbe servire a finanziare progetti come il sistema antimissilistico Golden Dome, per acquisire sottomarini di classe Virginia prodotti da General Dynamics (GD.N) e per incrementare la produzione di armi. Se approvato, l’aumento di spesa militare potrebbe essere il più grande dai tempi dell’11 settembre.


**Perché è importante**

-Per ragioni geopolitiche. L’avvio di un budget di spesa così sbilanciato sul fronte militare (in questo quadro la voce di spesa per il Pentagono sarebbe la più ampia di tutte), combinato alla politica estera aggressiva portata avanti da Trump e alla sua - per ora rinviata - volontà di smantellare la Nato sarebbe di fatto l’annuncio di un nuovo ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Non più come potenza deterrente, ma aggressiva. Come hanno dimostrato le recenti operazioni in Venezuela e Iran.
In realtà però Donald Trump potrebbe aver fatto male, o almeno solo a metà i suoi conti. Perché gli anni dell’apice del potere americano, nella seconda metà del ‘900, sono stati generati da un sapiente mix di potenza militare e soft power: una politica estera che si reggeva su due gambe. La politica militare, estera e di bilancio di Trump sembra aver scelto una strada diametralmente opposta: pochissimo soft power (anzi, una politica verbalmente aggressiva e minacciosa) ed enorme investimento militare. In pratica, una gamba sola.


Per ragioni elettorali-poltiche. La campagna di Trump si è retta per buona parte sulla promessa di non fare ‘nuove stupide guerre’, un messaggio che gli ha garantito il supporto di quelli che, a vario titolo e con varie declinazioni, si definiscono pacifisti e di molte famiglie di veterani e vittime delle ultime guerre americane (con buona pace dei toni spesso di aperto disprezzo che Trump ha avuto per loro). Il tradimento di questa promessa, non solo con l’operazione in Venezuela (passata, per la verità piuttosto inosservata) e soprattutto con il pantano della guerra in Iran, potrebbe avere un effetto importante sulla popolarità del Presidente (che di recente è arrivata dalle parti del minimo toccato da Joe Biden, 38%). Inoltre, a trasformare questo incremento di spesa militare in una perdita di consenso, potrebbe essere anche l’effetto che queste nuove spese avranno sul bilancio complessivo degli Usa.


-Per ragioni di bilancio. Il finanziamento della nuova, elefantiaca, spesa militare avverrebbe, almeno in parte, con il taglio di altre voci di bilancio e programmi sociali. Secondo il New York Times: “L'amministrazione ha affermato che affiancherà l'aumento proposto a una richiesta di tagli per 73 miliardi di dollari a numerose agenzie nazionali, compresa l'eliminazione di alcuni programmi relativi al clima, all'edilizia abitativa e all'istruzione”. Ancora non sappiamo se e come questi tagli avverranno, ma quel che è verosimile è che si sentiranno. E che, verosimilmente, lo faranno con forza maggiore in aree depresse del Paese, molte delle quali hanno sostenuto Trump.


E adesso?

Quella di Trump, in questa fase, è solo una proposta fatta al Congresso e non sappiamo se sarà approvata e trasformata in legge. L’iter potrebbe essere lungo. E, alla luce del fatto che tra sei mesi si voterà per le elezioni di metà mandato, il presidente Usa potrebbe non avere l’appoggio automatico della maggioranza repubblicana del Congresso.

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