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Tre policy per fermare lo spopolamento e l'abbandono delle aree interne

Cos’è successo
Nel prossimo bilancio Ue 2028-2034 l’Italia dovrà decidere come usare i fondi di coesione. La scelta sta tra usare i fondi per gestire il declino o per cambiare gli incentivi di imprese, lavoratori e famiglie. Nel 2026 il negoziato sul MFF 2028-2034 ruota attorno a Piani nazionali e regionali che accorpano coesione, PAC e altre linee di spesa. Il Comitato delle Regioni denuncia una “massive renationalisation” e avverte che i nuovi “Monster National Plans” possono ridurre il ruolo delle regioni e la leggibilità dell’impatto territoriale.
Sedici Stati membri hanno contestato a maggio 2026 i tagli reali alla coesione e l’idea di usare una quota delle risorse come riserva permanente per affrontare le crisi. Nel ciclo 2021-2027, le risorse assegnate alle politiche di coesione in Italia ammontano a 135,07 miliardi di euro.
Perché conta
Il punto non è solo quanti soldi resteranno alla coesione, ma come verranno spesi. Se la riforma post-2027 seguirà davvero la logica di NextGenerationEU, la politica territoriale perderà autonomia: più milestone, più condizionalità, più regia centrale, meno programmazione place-based.
È qui che abbiamo identificato tre leve utili:
- Una ZES mirata difende la funzione industriale della coesione, perché concentra incentivi dove il capitale privato ancora può entrare;
- Investimenti nella fibra e la connettività difende protegge le aree interne, perché facilita lo smart working portando di redditi esterni in territori che si stanno spopolando e dove manca un indotto per le aziende locali;
- I servizi di prossimità difendono la funzione più vulnerabile della coesione, quella territoriale pura: scuola, sanità, mobilità e accesso amministrativo sono ciò che trasforma una residenza occasionale in permanenza stabile.
Sì, ma: la centralizzazione promessa da Bruxelles può semplificare la governance europea senza semplificare la vita dei territori. E le tre leve non sono automaticamente virtuose: una ZES troppo estesa può sussidiare investimenti che sarebbero arrivati comunque, mentre incentivi troppo generosi al lavoro remoto possono gonfiare prezzi e rendite prima di generare sviluppo diffuso.
Adesso
- Il negoziato sul MFF 2028-2034 dirà se la coesione resterà una politica territoriale riconoscibile o sarà assorbita in grandi Piani nazionali e regionali a logica prestazionale;
- Roma dovrà arrivare al tavolo con una proposta selettiva: come attrarre imprese, investimenti nel digitale per rendere le zone interne piu attrattive, servizi pubblici per abbassare il costo concreto del restare;
- Il vero test politico sarà la capacità di difendere una quota di fondi ancorata ai divari territoriali, evitando che venga riallocata verso priorità più centralizzate come crisi, sicurezza o altre emergenze europee.